Albano Sorbelli.
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Carducci e Oberdan. 1882 - 1916.
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1918. Nicola Zanichelli Editore, BOLOGNA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Paolo Alberti e Paolo Oliva per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber". www.liberliber.it.
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Indice.
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Prefazione.
1. L'Austria, nemica d'Italia.
2. Il supplizio di Oberdan.
3. La protesta del Carducci.
4. La democrazia italiana e il Carducci.
5. Per un monumento a Oberdan.
6. Il Carducci in tribunale.
7. I giornali austriaci... e italiani.
8. Le idee di un prussiano.
9. Le vicende delle "Memorie" d'Oberdan.
10. Per la madre del martire.
11. Il risultato della sottoscrizione.
12. L'inaugurazione del monumento. 1886.
13. Il monumento a Palazzo d'Accursio. 1916.
14. L'influsso di Oberdan sul Poeta.
15. L'anima e l'azione di Oberdan.
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Fine Indice.
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Prefazione. dell'Autore.
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Sembrano pagine gi lontane, se si bada ai due nomi inscritti sul frontispizio, queste che seguono, scritte su prezioso e inedito materiale, e invece appariranno legate intimamente a noi. Chi ben osserva, scorge che vibrano ora, nei figli d'Italia, quella stessa anima e quegli stessi sentimenti che muovevano il martire Oberdan e il suo assertore Carducci, che fu insieme assertore e vate dei diritti e dei destini dell'Italia sulle terre d'oltre Isonzo.
Nella terza fase della lotta tra l'Italia e l'Austria per il fatale compimento del nostro destino, la quale comincia dallo stesso 1866, con la consegna di un Veneto monco, e arriva al 1915 colla dichiarazione della guerra, volle con ironia atroce la diplomazia europea che la lotta eterna proseguisse (e non poteva non proseguire) sotto la forma di una imposta alleanza. Ora, in questa secreta assidua diuturna lotta, Oberdan rappresent l'azione, non quella che  determinata dallo slancio eroico di un momento, ma l'azione disperatamente voluta e pensata di tacito e fermo sacrificio di se stesso; Carducci rappresent il pensiero, non quello prodotto dalla prepotente ispirazione di un attimo o sotto l'impressione di un fatto, ma il pensiero costante che dur quanto la vita, appunto perch aveva radici lontane nella maest e nella unit dell'Italia, e trovava nell'attitudine pensosa di Oberdan come il suo riposo, nella morte di lui la conferma, la rampogna, la incitazione. I due in tal guisa si completarono, e fu ventura per la vita e la carit della Patria che a Oberdan impiccato succedesse il Poeta evocatore, a tener accesa per l'ora novissima la fiaccola dell'idealit.
Ma oltre al sentimento, che uguale si manifesta in chi ha anima italiana cos nel 1882 come nel 1915 ed oggi, e tien perennemente vivi nella mente nostra i due grandi nomi, ci sono due fatti reali che legano Oberdan e Carducci alla dichiarazione della guerra all'Austria: un monumento che era stato condannato a rimanere nascosto e che ora ammonisce al sole, e una bandiera che, consacrata con giuramento nel 1883, fu poco fa consegnata a un gruppo di valorosi nostri soldati perch sventoli un giorno, a ricordo di Guglielmo Oberdan e a rivendicazione dell'Italia, sul colle di San Giusto.
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Bologna, maggio 1918.
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ALBANO SORBELLI.
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1. L'Austria, nemica d'Italia.
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Il Carducci ribelle irriducibile degli anni che corsero dal 1867 al 1878, il bestemmiatore, come lo dissero i suoi avversari, dell'Italia, che chiamava vile, per viemeglio spingerla all'azione, si andava lentamente cambiando, o meglio intonandosi ai tempi che pure essi cambiavansi per condizioni e fatti nuovi. Il repubblicano violento veniva smorzando lentamente le fiamme della ribellione e l'astio contro la monarchia; sebbene in ogni tempo rifulgesse in lui quell'amore all'Italia, quel santo affetto di patria, che lo aveva mosso a scrivere e a operare sino dagli anni pi lontani. E continuava a ripetere a tutti, e in tutti i toni, che l'Italia era fiacca, che si appagava ormai solo di parole vane, di alti gridi; e occorreva invece por mano alle opere; e sopratutto occorreva una nuova educazione sapientemente democratica; un senso della realt, un solido piano di ricostruzione del paese, un coordinamento al nobilissimo fine di fare l'Italia, ora che gli Italiani erano tutti uniti in Roma.
E sent che era necessario portare nel popolo la convinzione che il maggior nemico della nazione era ancora l'Austria, la quale teneva sotto le sue unghie del terreno nazionale; e che quel terreno non si sarebbe gi ottenuto per mezzo di blandi e facili trattati, come i fannulloni credevano, non gi colla triplice alleanza, che pi tardi venne a spegnere ogni volont di agire e che egli perci deprecava, non coll'inginocchiarsi ad ogni momento e domandare la vita in merc; ma dando luogo alla santa ribellione delle armi. Il suo programma - che egli esponeva per il giornale a lui caro, il "Don Chisciotte" - era prima di tutto questo: "Della nazione affermare i diritti, gli interessi, la dignit; nella verit etnografica, secondo la tradizione storica, col sentimento patrio, sempre per tutti, contro tutti"(1). E poco dopo, perch pareva che i democratici continuassero a credere che bastasse sbraitare forte e stampare violenti articoli, e pronunciar focosi discorsi, egli protestava: "Il tempo delle frasi  finito. Il tempo dei fatti dovrebbe cominciare!"(2).
E poich egli pensava anzitutto, che per affermare la nazione fosse d'uopo di "affermare l'onore e la dignit della patria"(3), possiamo comprendere facilmente come egli si commovesse alla notizia della condanna di Oberdan. Non solo per la giovine et spenta, che anzi poteva essere mnito e incitamento, ma perch l'Italia doveva (per i patti innaturali firmati) star quieta, doveva quasi non accorgersi dell'insulto fatto all'italianit, doveva rinnegare,  la parola, il suo figliuolo, che pure per lei si era immolato.
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2. Il supplizio di Oberdan.
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La sentenza del tribunale militare austriaco istituito per condannare Oberdan, tutta concretata nel segreto, con procedure medievali che spiacevano persino alla Wiener allgemeine Zeitung(4), era stata di morte. Il governo austriaco aveva concesso alla madre, dopo la sentenza, di entrare nella tetra prigione; ma (e qui ancora si dimostra l'essere di quel governo) col mandato preciso di persuadere il figliuolo a firmare la domanda di grazia; senonch il figliuolo, con un supremo eroico sforzo per chi sa di quale tenero affetto era legato alla madre sua, rifiut(5).
La notizia della condanna a morte e della imminente esecuzione fu comunicata a Oberdan il 18 dicembre; ma la cosa si sapeva in Francia e in Italia. In Italia chiese grazia, per il giovine, il professore Carrara, in Francia Vittor Hugo: "l'imperatore, egli scriveva, faccia la grazia e far cosa grande!"(6).
L'intervento di Vittor Hugo e la sua motivazione ispirarono al Carducci uno dei suoi pi belli articoli, che pubblic nel Don Chisciotte di Bologna. "No, l'imperatore non grazier, osservava giustamente il Carducci. No - perdoni il grande poeta - l'imperatore d'Austria, non che fare cosa grande, non far mai cosa giusta. La giovine vita di Guglielmo Oberdan sar rotta su la forca: e allora, anche una volta,... sia maledetto l'imperatore!"(7).
La facile previsione del Carducci aveva il suo compimento la mattina del 20 dicembre, e il poeta poteva in quello stesso giorno scrivere sul giornale democratico bolognese: "Guglielmo Oberdan fu fucilato o impiccato questa mattina alle ore 9 in Trieste. , austriacamente, naturale!"(8).
Sugli ultimi momenti del giovine martire ci ha lasciato dei commoventi particolari quell'anima purissima di patriotta e antiaustriaco di Matteo Renato Imbriani, che li ricevette da Trieste stessa, da chi aveva potuto ottenerli interrogando prigionieri, carcerieri, soldati.
Dopo che Oberdan ebbe rifiutato il conforto del sacerdote, il quale aveva perfino ricorso al ricordo della madre adorata, si pass ai preparativi della esecuzione. Ma lasciamo la parola all'Imbriani.
 entrato Willenbacher, il carnefice, con i suoi aiutanti, bestemmiando oscenamente. Gli hanno legato le mani ed i piedi, gli hanno buttato sul dosso la casacca del 22. Fanteria, reggimento Weber:  stata l'ultima ironia degli assassini; - ha lasciato fare, dicendo: Ecce homo, e poi subito:  proprio un abito fatto per la forca: in questa occasione posso vestirlo.
Allora il carnefice infame gli ha lanciato un colpo sul volto, urlando: Maledetto italiano, adesso a me!
Oberdan, legato, con altera dignit ha risposto semplicemente: Sei un vile come il tuo padrone! Allora quel vile, ubbriaco, si  posto pazzamente a gridare: Viva l'imperatore!, poscia stringendo le funi e tempestando pugni e parolaccie, ha dato termine alla toeletta. Oberdan non ha aggiunto parola, n fatto cenno.
Lo han tratto alla forca. Assistevano uno stuolo di ufficiali di Stato Maggiore ed il capo ispettore Zempirek. Venne riletta la sentenza; poscia il carnefice lo ha spogliato dell'odiata assisa ed il condannato di repente l'ha calpestata, sclamando: Muoio esultante perch spero che la mia morte giover in breve a riunire la mia cara Trieste alla madre patria. Il rullo dei tamburi copr la sua voce. Dritto lungo la tavola fatale, col laccio al collo, un raggio del sole nascente ha indorato le bianche vette delle Giulie... Egli ha guardato, esclamando: Muoio in Trieste! Viva l'Italia. Viva Trieste!
Il boia ha tirato la corda... Qui, orribile a dirsi, l'infame tirava, rilasciava, acconciava, mentre la vittima rantolava ed uno dei suoi aiutanti con una pezza gli ripuliva la bava che usciva dalla bocca!
Parecchi dei soldati presenti piangevano. Un capitano ungherese, non potendo frenare la commozione, irruppe: "Cos muoiono gli eroi!".
Le contrazioni, i sussulti, i rantoli han continuato dieci lunghi minuti!... poscia quel capo gentile e gagliardo si  reclinato ed abbandonato sul petto...; aveva cessato di soffrire!...(9).
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3. La protesta del Carducci.
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Era un insulto all'italianit. Il Carducci sent tosto il valore della truce impresa austriaca e si pose a capo del movimento che, onorando Oberdan, intendeva di scuotere l'Italia dal suo fiacco letargo. Impresa grave, non solo per l'attuazione, quanto per la stessa propaganda, perch il governo, che s'era di fresco alleato coll'impero austriaco, dichiarossi risoluto a spegnere qualunque agitazione che in nome di Oberdan stesse per sorgere. Noi crediamo che della esecuzione capitale dell'eroico giovine si sarebbe assai meno parlato in Italia, se a capo della manifestazione patriottica non vi fosse stato un nome cos illustre e significativo come quello del Carducci. E il Carducci, che tanto pi volontieri mettevasi al cimento, quanto questo era difficile, il Carducci, che pur sempre rifugg dalle manifestazioni popolari e piazziaiole e rumorose, stavolta vi si butt a capo fitto, e fu presto circondato e seguito dagli uomini pi autorevoli che avesse in Italia il partito democratico, ma nazionale, non quello, com'egli diceva, che si sarebbe fatto austriaco o francese, purch cadesse la monarchia!
E si mise immediatamente all'opera. Il 20 dicembre, dando sul giornale la ferale notizia, come sopra accennammo, incitava i giovani con parole di fuoco e sferzava a sangue i diplomatici, gli accademici e i politicanti. Il 21 lanciava agli Italiani la proposta di un monumento al giovine triestino: "segniamo sur una pietra, che resti, la nostra obbligazione con Guglielmo Oberdan"(10).
Era appena pubblicato l'appello generoso di Giosu(11) Carducci, che l'Associazione Democratica bolognese lo fece suo, e lo stesso giorno 23 dicembre protestava "contro il delitto austriaco, contro il nuovo insulto fatto all'Italia e al diritto civile"(12) coll'assassinio di Oberdan; invitava ad una seduta da tenersi per il 24, nella quale si discutesse del modo onde onorare il martire triestino, e pubblicava questo manifesto scritto dal venerando Aurelio Saffi e firmato dai componenti il consiglio dell'Associazione stessa.
"Confortiamo la memoria di Guglielmo Oberdank che si  sacrificato per colpa nostra e per noi".
L'Associazione Democratica Bolognese fa sue queste parole di Giosu Carducci e sente pel meritato rimprovero, per quanti sono italiani, il debito dell'ammenda.
Tre volte, dal '48 al '66, la fortuna ci porse l'occasione di compiere sulle Alpi nostre le sorti della patria, e tre volte, anzich alla nostra virt, ne affidammo il governo a chi non volle compierle.
Poi dimentichi de' sepolcri de' nostri martiri e dei fratelli che l'arbitrio straniero divide da noi, permettemmo, non vergognando, che una politica senza nome prostituisse all'eterno nemico della nostra e dell'altrui libert, la dignit d'Italia.
E nell'oblio de' suoi alti destini e del nostro dovere, diventammo tristi e dappoco.
Bisognava che un martire morisse per ritemprarci e Guglielmo Oberdank volle morire per la sua terra e per noi.
Il suo sacrificio rompe gli impuri connubi, che la nostra inanit lasci perpetrare nei conciliaboli di Berlino e di Vienna.
Dalla gleba deserta che copre le ossa infrante del giovane triestino, sorge una voce che grida agli italiani: Serbate inviolato il principio sul quale si fonda la vostra esistenza come Nazione. Chi fra voi lo rinnega, fornicando co' poteri che edificano il loro impero sulle spoglie delle Patrie e de' Popoli, quegli attenta alle fonti della vostra vita e vi prepara, con ignominia, impotenza e servit.
Le vostre alleanze siano coi liberi e con quelli che aspirano, soffrendo e lottando, a libert; non cogli oppressori e coi predoni delle nazioni.
Voi non avrete dato sicurt alla terra che  vostra, n potere a voi stessi di adempiere la vostra missione civile fra le genti europee, fino a che la bandiera d'Italia non sorga incontaminata "sull'ultima cresta dell'Alpi nostre", ad annunziare ai Popoli l'ra della redenzione comune e dell'affratellamento delle patrie redente, restituite al compito dei mutui uffici, ne' loro giusti confini, sotto gli auspici della comune libert.
Questo significa il novissimo martirio di un nostro fratello, a questo intende la legge dei nostri fati sulle vie della storia.
Noi non ci unimmo al voto di chi impetrava grazia per Lui, perch sapevamo che la sua vita era sacra alla Patria e alla giustizia, e ci sarebbe parso di profanarla chiedendo merc per essa ai carnefici dei nostri migliori.
Confortiamo la sua memoria e il santo dolore della sua povera madre, apparecchiando l'Italia a combattere le supreme battaglie dell'umanit pel proprio e per lo altrui diritto.
 questo l'obbligo nostro: per questo si raccenda nell'animo degli italiani la fiamma dell'antica virt.
Il Consiglio Direttivo
Saffi Aurelio - Ceneri Giuseppe - Benfenati Luigi - Bellini Giovanni - Poggeschi Alessandro - Baratelli Giuseppe - Caldesi Clemente - Can Alberto - Gajani Giacomo - Ghelli Raffaele - Golinelli Enrico - Gozzi Guido - Lenzi Giuseppe - Rossi Rodolfo - Venturini Aristide(13).
Nello stesso giorno iniziavano la loro agitazione gli studenti, sempre allo scopo indicato dal Carducci, di ricordare degnamente il giovine martire. L'apposito comitato invit i compagni ad un'adunanza da tenersi pure il 24 nel locale della Biblioteca di S. Lucia (attuale Biblioteca popolare) e preparava, perch fosse divulgato per la stampa, questo appello:
"Studenti!
Oberdank  stato impiccato!
Trovatevi tutti domani alle ore 2 nell'atrio dell'Universit per deliberare in proposito.
Per il Comitato: JERMINI"(14)
Ma la questura paurosa non ne permise l'affissione: e s, che non v'era nessuna parola che potesse dare appiglio al provvedimento!
Il 24 all'una pomeridiana aveva luogo l'adunanza della Associazione Democratica coll'intervento di numerosi soci e di cittadini.
L'adunanza fu numerosissima; presiedeva Aurelio Saffi, ed era fra i presenti l'on. Giuseppe Ceneri.
Da prima l'illustre presidente diede lettura dell'indirizzo che sopra abbiam riprodotto e che l'assemblea fece suo colle pi calde approvazioni.
Quindi, per proposta del prof. Ceneri, fu deliberato di mandare ai deputati Bovio e Bertani, che alla Camera avevan fatto sentire una voce italiana di protesta contro l'eccidio austriaco, un telegramma di ringraziamento a nome della democrazia.
Da ultimo l'avv. Poggeschi proponeva che alla madre del martire fosse subito mandato per telegrafo un affettuoso, lacrimoso saluto e quindi le fosse spedito copia dell'indirizzo votato dalla Assemblea. Anche queste proposte furono ad unanimit approvate.
Prima che l'adunanza si sciogliesse, l'on. Ceneri, affermato il dovere d'una dimostrazione nazionale all'eroico triestino, enunci la opportunit che questa dimostrazione si serbasse solenne ed imponente, come doveva essere ogni atto compiuto per la religione della patria(15).
Si inviarono questi telegrammi:
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Giovanni Bovio - Napoli
Assemblea Democratica Bolognese plaude e ringrazia Voi generoso interprete aule parlamentari italico sentimento eccidio Oberdank(16).
MATTIOLI - SAFFI - CENERI.
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Deputato Bertani - Milano
Assemblea Democratica Bolognese plaude nobile vostra protesta eccidio Oberdank officialmente negata, popolarmente assentita.
MATTIOLI - SAFFI - CENERI
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Assemblea Democratica Bologna, umano compianto, italico sentimento, associasi ineffabile angoscia vostra materna.
MATTIOLI - SAFFI - CENERI.
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 facile comprendere a chi era diretto l'ultimo dei telegrammi: ma il nome scottava, e la questura non aveva permesso che si indicasse(17).
Alle ore tre pom. dello stesso giorno, ad invito di Giosu Carducci, si adunavano illustri cittadini nella redazione del giornale il Don Chisciotte(18) per costituire il Comitato che doveva provvedere ai fondi e ai modi per la erezione del duraturo ricordo alla memoria del martire.
Erano intervenute le figure pi rappresentative della democrazia bolognese e romagnola: l'on. Aurelio Saffi, l'on. prof. Giuseppe Ceneri, l'avv. Aristide Venturini, il dott. Olindo Guerrini, il prof. Mantovani-Orsetti, il prof. G. Camillo Mattioli, il dott. Corrado Ricci, lo scultore Carlo Parmeggiani, l'avv. Raffaele Ghelli, l'avvocato Giovanni Bellini, il sig. Vittorio Bojardi, l'avv. Giuseppe Barbanti, Luigi Lodi ed altri.
Giosu Carducci, presiedendo, ringrazi gli adunati di avere cortesemente accolto il suo invito. Disse ch'egli sperava tutti convenissero nel pensiero di onorare l'ultimo martire d'Italia. Spieg come egli non volesse chiamato l'Oberdan un regicida, bench egli non credesse il regicida un volgare assassino. Oberdan diede la vita in sacrificio per la patria.
Per tutti gli italiani dovrebbero, egli continuava, trovarsi concordi nell'onorarne la memoria. Confidava quindi che, se costituito, il Comitato bolognese per un monumento o qualsiasi altro ricordo all'Eroe, avrebbe trovato unanime il sentimento nel paese.
I presenti plaudirono alle parole del Poeta e deliberarono, per proposta dell'avv. Aristide Venturini, di costituirsi in Comitato promotore d'un monumento nazionale da innalzarsi, come e dove fosse creduto meglio, a Guglielmo Oberdan.
Aurelio Saffi raccomand che il comitato bolognese si proponesse di raccogliere in un solo fine tutte le manifestazioni d'affetto e di protesta che fossero per sorgere nelle varie citt d'Italia. Un altro, infine, avvert che forse la madre del martire si trovava, per la morte di questo, in crudeli angustie: qualora cos fosse, pregava che si facesse pure appello all'Italia per soccorrerla degnamente. L'assemblea approv unanime il pietoso pensiero e diede incarico alla presidenza di raccoglier notizie della signora Oberdan.
Quindi fu cos per acclamazione costituita la presidenza:
Presidente: Giosu Carducci.
Vice-Presidenti: Aurelio Saffi, Giuseppe Ceneri.
Segretario: Olindo Guerrini.
Cassiere: Raffaele Ghelli.
Pi tardi illustri patrioti italiani, invitati, accettarono di entrare nel Comitato promotore(19).
Alle 2 e mezzo del 24(20) si adunavano nella Biblioteca di S. Lucia 250 studenti ed altrettanti cittadini: un'assemblea imponente, per intendere i modi coi quali il comitato aveva stabilito di onorare Oberdan. Presiedeva lo studente Visani Scozzi, che parl a lungo e con calore facendo un parallelo fra Oberdan e i fratelli Bandiera, e notando che, come i Bandiera furono cantati da Goffredo Mameli, Oberdan "sar forse cantato dal pi grande dei nostri poeti, da Giosu Carducci".
Uno studente lesse il testamento di Oberdan e un proclama pieno di forti sentimenti pervenuto da Trieste, fra i pi grandi applausi; indi fu proposto un lungo ordine del giorno, approvato alla unanimit, nel quale si deliberava: di scrivere le pi calde parole di protesta e di fede alla madre dell'Oberdan; di inviare un proclama al podest di Trieste; di far voti per la pronta scarcerazione dei giovani triestini Levi, Parenzani, Ragosa; di far issare la bandiera abbrunata all'Universit; di preparare una solenne commemorazione da parte degli studenti per il 20 gennaio 1883(21) e intanto di aderire a quella che stava preparandosi per la sera stessa.
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4. La democrazia italiana e il Carducci.
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Il seme gettato dal Carducci fruttific in breve. Gli articoli pubblicati dal Poeta nel Don Chisciotte (la stessa Neue freie Presse confessava che erano poesia scritta in prosa), furono ristampati in quasi tutti i periodici liberali d'Italia; a Roma ebbero luogo violente dimostrazioni a stento represse dalla polizia; in Parlamento si fecero eco dell'avvenimento il Bovio e il Bertani, il quale trov per il martire triestino le sue parole migliori e ne rievoc la pura fede; in tutta Italia le associazioni democratiche e i cosidetti "ribelli", specialmente i repubblicani, che dal Maestro avevano appreso ad amare l'Italia e la volevano compiuta (con dimostrazioni, discorsi e stampe) si posero all'opera: e per tener viva nei cuori degli Italiani la figura del giovinetto, e per confortare la proposta carducciana e raccogliere i fondi necessari all'esecuzione del manifestato disegno; mentre i pi nobili spiriti e le pi libere anime mandavano al Poeta le parole dell'amore e della riconoscenza(22).
Lungo sarebbe raccogliere qui tutti i telegrammi, le lettere, i plausi, i voti che da ogni parte d'Italia, da enti e da privati, si mandarono a Giosu Carducci(23); impossibile anche solo menzionare tutte le idee e proposte, vlte a ricordare degnamente il martire, tutti gli articoli che intorno all'argomento si pubblicarono nella stampa democratica d'Italia, infine tutto il da fare della polizia per impedire che a Oberdan si tributasse l'onore che sgorgava spontaneo dall'animo dei patriotti. Vogliamo nullameno che in questo breve scritto resti un segno del tempo, della commozione che ispirava il triste avvenimento, della venerazione in che era tenuto il nome del Carducci.
Comincio dalle Associazioni, che meglio servono a dare all'idea il suo giusto posto e a mettere in rilievo i sentimenti del popolo. E prima, sulle altre regioni, ci si presenta la Romagna, forte e generosa.
Lo stesso 22 dicembre giungeva al Carducci questo notevole telegramma della Societ dei reduci di S. Arcangelo: "Onore a Voi, illustre poeta, per sdegnose parole... Con voi aspiriamo giorni migliori, intanto non silenzio, lavoro fecondo svegli i dormienti, prepari vera apoteosi(24)": era la fedele interpretazione della idea carducciana.
E con gravi parole protestava la Societ democratica di Massalombarda, colla firma del suo presidente Giovanni Bovio(25). Una particolare importanza ha questo Manifesto pubblicato dal circolo repubblicano di S. Alberto del Ravennate, non solo per le parole nobilissime, ma perch delle medesime, con tutta probabilit,  autore Olindo Guerrini, il quale essendo stato nominato segretario del Comitato, come sappiamo, aveva voluto che il suo paese non restasse secondo ad alcun altro nella protesta e nell'opera fattiva:
Cittadini!
Otto giorni sono trascorsi da che l'eroe triestino Guglielmo Oberdank, per amore della patria, lasciava la vita sulla forca austriaca.
Il feroce tedesco non  ancora sazio del sangue italiano. Non gli sono bastati gli strazi fatti soffrire ai liberali del 21 nelle orrende carceri dello Spielberg; non gli  bastato l'aver impiccato Tazzoli e Sciesa e Calvi; fucilato Ciceruacchio e Ugo Bassi e mille altri generosi che sognavano l'indipendenza di questa Italia schiava del prete e dello straniero. Egli ha voluto impiccare ancora Guglielmo Oberdank. Ma il sangue dei martiri affretta l'ora del riscatto e della vendetta.
E tu, generoso figlio di Trieste, sacrificando la tua nobile e giovane vita, hai voluto dire agli Italiani che l'Italia non  ancora fatta e all'Austria che la schiera degli eroi non  ancora esaurita. E l'Italia ha raccolto il tuo ultimo sospiro e s' sentita ribollire nelle vene l'antico odio contro l'implacabile nemico della sua indipendenza. Il sangue tuo, o invitto martire, ricadr sul capo del feroce imperatore, il quale dal d che salse sul malfermo trono non seppe far altro che piantar forche per distruggere gli eroi della libert.
Seguivano, a questo punto, alcune parole di vivo rammarico per la visita che era stata fatta a Vienna da S. M. il Re Umberto I e per la nomina avutane, come  consuetudine tra i sovrani, di colonnello d'un reggimento, indi cos chiudevasi:
O popolo d'Italia che pugnasti da leone su cento campi di battaglia contro l'aborrito straniero, ascolta la voce dei tuoi martiri che dal regno dei morti tuona tremenda e ti chiama alla completa rivendicazione della indipendenza della patria.
Sulla salma ancora tepida di Oberdank giura guerra e morte al feroce austriaco!
S. Alberto, 28 dicembre 1882.
I REPUBBLICANI SANT'ALBERTESI(26)
E non meno nobili furono le parole votate dalla Societ democratica comacchiese, radunata, per l'avvenimento, in straordinaria assemblea.
"La Societ Democratica Comacchiese riunita in assemblea generale
manda
una parola di compianto e di affetto alla memoria di Guglielmo Oberdank, per amore all'Italia, per ferocia di tiranno e per mano di carnefice assassinato, plaudenti i nemici della patria, e tollerante per ignavia il Governo Italiano;
plaude
al Poeta popolare Italiano Giosu Carducci che in tale circostanza sollev la potente sua parola vindice della dignit Nazionale;
e delibera
di raccogliere offerte nel seno della Societ per concorrere alla sottoscrizione iniziata dal giornale Don Chisciotte per l'erezione di un monumento che ricordi agl'Italiani il nobile sacrificio dell'Oberdank. e li stimoli alla rivendicazione delle Provincie irredente.
Comacchio, 1.o del 1883(27)".
E scrivevano e telegrafavano la Fratellanza artigiana livornese; il Circolo "Guglielmo Oberdan" di Parma, costituitosi il 31 dicembre colla nomina a Presidente onorario di G. Carducci; la Societ dei Reduci dalle patrie battaglie di Rimini, che ripubblicava in un manifestino listato a nero le parole stampate dal Carducci il 20 dicembre sulla impiccagione di Oberdan, manifesto che, come si comprende, fu tosto sequestrato(28); la Societ dei superstiti delle patrie battaglie di Modena, che ristampava e distribuiva ai commilitoni l'articolo che il Carducci aveva scritto colla data del 18 dicembre, nel quale presagiva il rifiuto della grazia da parte di Francesco Giuseppe(29); l'Associazione radicale pure di Modena che, a firma di Cesare Marverti, inviava al Carducci una nobilissima lettera: "Voi primo, diceva, avete gettato questo grido (di dolore e di sdegno), che trov un'eco in tutti i cuori ben fatti, scrivendo una lettera splendidissima, la quale rester a commuovere i posteri, quando coloro che vi hanno chiamato corruttore della giovent non saranno ricordati nemmeno come miracoli di stoltezza e di cattiveria"(30); l'Associazione democratica e dei Reduci di Pavia, che mandava a pubblicare un vibrato ordine del giorno nel quale leggevansi queste parole, fra le altre nobilissime: "Saluta i valorosi patriotti che levarono, libera e fiera, la voce in nome del diritto e del sentimento nazionale, e primo fra di essi l'illustre poeta G. Carducci, cui le invettive dei fogli austriaci o austriacanti porgono nuova testimonianza d'aver benemeritato della patria"(31); gli Studenti democratici progressisti aretini, i quali inviarono un telegramma, che per non giunse mai a destinazione perch sequestrato dalla polizia; la Societ democratica Giuseppe Garibaldi di Firenze, che protestava "di fronte all'ignobile contegno che il Governo austro-italiano ha tenuto contro di Voi e contro tutti i patriotti che nobilmente protestarono per l'assassinio d'Oberdan"(32); il Circolo Efisio Tola di Sassari, che pubblicava un numero unico; un Comitato popolare di Suzzara, che aveva pur deliberato, appena si seppe della esecuzione di Oberdan, di innalzargli una lapide e il 28 dicembre aveva gi raccolto la somma necessaria e pregava il Poeta di mandare una epigrafe "degna di lui e di voi"(33); gli Studenti della Scuola superiore di Commercio di Venezia, che, costituitisi in Comitato, lo stesso 22 dicembre pubblicavano una Circolare a stampa a tutti i colleghi d'Italia per onorare la memoria del martire e il 30 dicembre scrivevano al Carducci dicendosi pronti ad unire a lui i loro sforzi perch "un monumento degno dell'eroe sorga a protesta delle infamie dell'aborrita tirannide, al quale la giovent possa ispirarsi per tener sempre vivo il sentimento d'odio e di vendetta"(34).
E aderivano ancora e mandavano contributi la Societ dei reduci delle patrie battaglie di Carpi; la Commissione democratica di Molinella; il Comitato di Monterotondo; il Circolo democratico universitario di Roma; la giovent democratica di Capua; gli Studenti lucani; gli Studenti dell'Universit di Cagliari; gli studenti dell'Universit di Torino; il comitato appositamente costituitosi a Castelbolognese ecc.
Ma sopra tutte dovette giunger gradita al Carducci questa nobilissima lettera dei giovani esuli di Trieste e di Trento, che avevano costituito in Roma la Commissione centrale triestina-istriana-trentina, approvata alla unanimit in una seduta del 29 dicembre. La Commissione centrale era rappresentata dai tre patrioti dottor Francesco Tamburlini, prof. Ettore Piazza e avvocato Giovanni Martini. Ma ecco la lettera:
A Giosu Carducci,
La vostra nobile, ahim! profetica parola venne al cuore di noi, fratelli di Oberdank, come la parola redentrice del grande che sente che ama - parola di conforto, parola di fede, parola di dignit - marchio rovente d'infamia sulla fronte dei vili, fuori e dentro i confini d'Italia.
I fratelli di Oberdank, straziati il cuore, esacerbati nel pi profondo dell'anima, giurano, per il martire di quel non ultimo patibolo austriaco, un giuramento di spietata vendetta, che ripeteranno, mattina e sera, a se stessi, ogni d pi atroce, pi implacabile.
I fratelli di Oberdank, commossi alle lagrime, ringraziano voi, forti del vostro verbo, che non  di quelli che vengono meno; vi ringraziano, saldi come adamante, ritemprati alla vigorosa stretta della vostra destra.
Grazie a voi, umano e grande; in nome di quanti sanno che sia bastone tedesco, grazie.
I fratelli di Oberdank
Triestini, Istriani, Trentini(35).
E non meno accetto dovette giungere questo telegramma, che fu poi consegnato per posta...:
"La giovent triestina vi esprime perenne gratitudine per vostre sublimi parole di protesta contro l'assassinio perpetrato dal tiranno di Vienna sul nostro indimenticabile e glorioso..., parole che trovarono eco prontissima in tutti i cuori italiani.
"Perseverate, voi primo poeta d'Italia, nel santo apostolato, patrocinando innanzi alla Maest della Madre Patria la santa causa per la quale s'immol, novello Cristo, il nostro..."(36).
E certamente commossero il cuore di lui le parole che spontaneamente gli scrissero lo stesso 27 dicembre gli uomini modesti, ma ferventi, del suo paese natale, Castagneto di Toscana!
"Caro signor Professore,
Col sacrificio della sua giovine vita Guglielmo Oberdank lascia all'Italia una terribile eredit: la vendetta. E noi lo vendicheremo a suo tempo.
Ci uniamo intanto a Lei, e protestiamo solennemente contro l'infame eccidio di un nostro fratello; al grido da Lei lanciato uniamo il nostro:
- Sia maledetto l'imperatore!
Offra, La preghiamo, al Comitato promotore di una memoria a Guglielmo Oberdank, questi pochi danari raccolti fra la giovent Castagnetana e fra i suoi antichi amici.
E Lei, caro Professore, insieme ai nostri sentimenti di gratitudine per il bene che fa ai Giovani d'Italia tenendo vivo in loro il sentimento della dignit nazionale, gradisca i nostri pi affettuosi saluti.
Castagneto, 27 dicembre 1882.
Averardo Borsi - Alberto Millanta - Angiolo Roberti - Bruntori Pietro - Guido Casanova - Dott. Batta Ronchi - Alfredo Brinari - Emilio Bucci - Giovanni Vanni - Santi Geri - Gustavo Brinati - Pellegrino Antoni - Emilio Ambrosi - Ferdinando Rutili - Blasildo Tavernelli - Maestro Odoardo Manetti - Ettore Merlini - Gabriello Ambrosi - Landino Landini(37).
Ma veniamo alle persone; a due sole. Un tale, che non si nominava, scriveva questa significantissima lettera:
Onorevolissimo Signore,
Da Trieste mi si manda un telegramma col gradito incarico di farlo partire all'indirizzo della Signoria Vostra Illustrissima da questa stazione telegrafica.
Ma il contegno delle regie Autorit mi fanno avvertito che le parole degli amici non sarebbero giunte al Vostro cuore per quella via. Mi valgo dunque della Posta.
Gradite, o Poeta patriottico arditissimo, i sensi della nostra gratitudine - le parole forse sono insufficienti, ma gl'intendimenti sono i pi puri e vi vengono espressi con tutta la sincerit del cuore.
Duolmi assai di dovervi tacere il mio nome - mi vi obbliga le persecuzioni del governo austriaco e, per esso qui, quelle del governo Italiano; amareggiante verit. Ve lo dir Giusto Puschi quando gli domanderete di colui che incontr l'ultima volta per brevi momenti alla vostra Stazione ferroviaria, nel decorso giugno, mentre stava congedando suo fratello reduce da un viaggio d'istruzione.
Ma io vi trover e vi abbraccier.
Permettete che vi chiami amico, pi che amico, fratello carissimo.
Udine, 28 dicembre 1882.
E Antonio Fratti, morto poi per la libert della Grecia, come in altri tempi Santarosa e Byron:
Preg.mo professore,
Roma, 25 dicembre 1882.
La prego, in nome di questo Circolo Democratico Universitario, a scrivere un'epigrafe da porsi sotto il busto del nostro Oberdan, gi modellato da un giovane scultore genovese, e che al pi presto possibile s'inaugurer solennemente, insieme alle rappresentanze delle Societ Democratiche di questa Citt, nella sede del Circolo stesso.
Ella vorr soddisfare al vivo desiderio di tutti questi bravi miei colleghi che attendono da Lei tanto favore e la ringrazio per le nobili ed alte parole dette intorno al grande sacrificio di chi fu il primo vessillifero della loro Associazione.
Mi creda con profondo rispetto
Suo dev.mo amico
ANTONIO FRATTI
P. S. - Ho scritto Oberdan, perch egli firmavasi sempre cos e cos voleva essere chiamato. Ei diceva: colla k. in fondo il mio cognome sa d'austriaco.
...
.
...
5. Per un monumento a Oberdan.
...
Intanto cominciava, e fino dal 23 dicembre, e dava gi sin da principio buoni frutti, la sottoscrizione pel monumento; brevi liste, con esplicitamente indicato lo scopo, furono pubblicate nei numeri del 23, 26 e 28 del Don Chisciotte; senonch presto venne un nuovo divieto della Questura: fu proibito di ricordare il nome, perfino il nome di Oberdan! E "Firdusi" scrisse allora questo splendido articolo: 
PER L'EROE N. N.
Appena giunse la novella che a Trieste - citt austriaca - un giovine triestino era stato impiccato per ordine del suo legittimo Sovrano - S. M. l'imperatore d'Austria - Giosu Carducci raccomand alla piet degli Italiani di provvedere una memoria durevole a quella morte giovane e violenta.
Noi dal canto nostro pubblicammo quella sua raccomandazione, come ci demmo cura d'inserire le risposte che quell'appello otteneva in tutte le citt d'Italia, da italiani diversi di opinioni politiche, di condizioni sociali, di vita.
Ebbene l'illustre uomo ebbe torto; noi avemmo torto; tanti italiani - che si credono generosi ed onesti - hanno avuto torto.
Abbiamo sbagliato tutti.
Quel giovane triestino - non vuolsi nominarlo -  un condannato, per  un colpevole e piangerlo e ricordarlo e onorarlo  un delitto.
Egli non  un regicida, perch nessun atto commise contro la vita d'alcuno, ed Agesilao Milano ha un monumento dalla nuova Italia. Bruto primo ne ha un imperituro della storia.
Il che prova che il regicidio non  sempre punito dalle nostre leggi e dalla nostra coscienza.
Quel giovane - ripetiamo: non si deve concedergli la soddisfazione di nominarlo, pur morto - non  disertore in faccia al nemico; perch in Bosnia non fu mai, perch ancora le autorit militari l'avrebbero in tal caso - secondo il loro codice - non impiccato, ma fucilato alla schiena.
Quel suddito austriaco ucciso il 20 dicembre a Trieste non  un ladro, non un grassatore, non un calunniatore, non un manutengolo, non una spia... almeno non si sa, giacche il suo processo non fu pubblicato.
Ma egli  peggio di tutto ci: egli  un condannato dall'imperatore austriaco che  alleato del Governo italiano.
Ora far l'apologia d'un tale condannato  delitto.
Dunque noi abbiamo avuto torto d'aver voluto a lui porre un monumento che attestasse la riconoscenza della patria e l'ammirazione degli uomini. Abbiamo avuto torto e ce ne pentiamo.
E per farne ammenda pi evidente e pronta offriamo una sottoscrizione per erigere un monumento nazionale all'Eroe N. N.
Chi sia questo Eroe, se sia nato, noi non sappiamo e non possiamo dire.
Egli  il nostro ideale.
Se la gente poi vuol sapere come  conformato questo nostro ideale, lo diciamo.
Egli  un giovane bello, forte, nobile, culto che si sacrifica, nel vigore delle sue forze, de' suoi studi, delle sue speranze per la patria;  un giovane che passa, senza volere uccidere, inerme, fra i nemici del suo paese e si va a consegnar loro, perch lo tormentino, perch lo uccidano e, morto, lo calunnino: egli  un giovane infine che al patibolo, ai carnefici, agli sgherri dei tiranni lancia questa parola affettuosa e sublime: L'Italia.
Ora chi non vorr dar una lira per onorarlo? Se egli non  ancor nato, se egli non  ancor condannato - badate - non fa nulla: egli nascer e si far condannare.
Ve lo giuro per la patria.
FIRDUSI(38)
La trovata di raccogliere denari per un monumento da erigersi a N. N. eroe, era veramente originale. Intanto nel numero del 3 gennaio 1883 del Don Chisciotte leggevasi:
Nuova raccolta per un monumento nazionale a persona da determinarsi.
Prima lista:
...
Giosu Carducci. Lire 100.
Giuseppe Barbanti. Lire 20.
Luigi Lodi. Lire 10.
Un istriano. Lire 20.
Avv. Giulio Vita. Lire 10.
Pier Luigi Pradelli. Lire 5.
Un istriano. Lire 20.
Bellini-Poggeschi. Lire 10.
Rodolfo Rossi. Lire 5.
Gustavo Sangiorgi. Lire 5.
Fausto Parisini. Lire 2.
Corrado Ricci. Lire 5.
Numa Campi. Lire 3.
Mengozzi Giovanni. Lire 2.
Tioli Adolfo. Lire 2.
Luigi Cecchini. Lire 7.
Bassi Medardo. Lire 5.
Cesare Poggeschi. Lire 5.
Raffaele Ghelli. Lire 5.
Prof. Augusto Murri.Lire 30.
Dott. Lodovico Vincini. Lire 5.
Dott. Carlo Secchi. Lire 2.
Gaetano Poggeschi. Lire 5.
Raffaele Presti. Lire 5.
Gaetano Golinelli. Lire 5.
Olindo Guerrini. Lire 10.
Pigozzi Francesco. Lire 2.
Saffi Aurelio. Lire 10.
Carlo Parmeggiani. Lire 5.
Foligati Guelfo. Lire 10.
Paoli Luigi. Lire 2.
Guardigli Lodovico. Lire 2.
Giulio Romagnoli. Lire 3.
Giuseppe Brini. Lire 10.
V. Fattori e G. Zucchini. Lire 10.
...
Alla sottoscrizione aderirono e contribuirono, con slancio e commovente spontaneit, giovani, studenti, professori, operai, da ogni parte d'Italia. E alcune meritano di essere particolarmente ricordate, di tali offerte.
C' in data del 25 una interessante lettera di Giovanni Pascoli e di Antonio Restori, ma scritta tutta di mano del Pascoli, che riproduco integralmente:
"Ill.mo signor Professore,
Matera, 25 dicembre 1882
Mandiamo le poche lire accluse pel monumento ad Oberdan.
Quando sin da ora si pensasse a confortare con qualche altro mezzo la memoria del nostro eroico fratello, dichiariamo di lasciare alla patria ogni mese la quarta parte del nostro stipendio.
Questo ci pare il dover nostro e di tutti.
Di V. S. Ill.ma dev.mi e aff.mi
Dottor ANTONIO RESTORI - Dottor GIOVANNI PASCOLI, professori al R. Liceo Ginnasiale di Matera"(39).
Lettera commovente, quando si pensi che lo stipendio che si proponeva di decurtare della quarta parte raggiungeva appena le 1.500 lire!
Per la sottoscrizione si interessavano e contribuivano Alfredo Bolognesi di Molinella che mandava, con una lettera affettuosa, 35 lire raccolte fra gli operai in piccolissime quote; la direzione del giornale La Voce di Romagna che si stampava a Ravenna, con il notevole contributo di Lire 60; Angelo Donadoni dei veterani garibaldini, povero, mandava coll'"animo serrato" una sola lira: "Mettiamolo al confine questo ricordo, egli diceva, e serva di faro alla giovent e d'invito a trasportarlo, un giorno che speriamo vicino, solennemente, l ove fu strozzato il martire"; il dottor Arcangelo Vinattieri, a nome dell'Associazione I Ciompi di Prato, inviava Lire 39 raccolte "col soldo dell' operaio"; il Barone Adolfo Scander Levi mandava per il Monumento Lire 50; e offerte venivano da Giuseppe Chiarini, da Giuseppe Ceneri, da Vincenzo Volpi a nome degli studenti fermani, da Pietro Maurich di Udine per gli studenti friulani, dal conte Anguissola, da Averardo Borsi, da Taddeo Grandi, l'autore dello scritto intorno a Ciro Menotti, "padre di famiglia, povero nella finanza, ma ricco d'amor patrio", usciere di questura a Bologna, che pregava di segnare la sua offerta colle parole: Un ex ufficiale dei Vosgi, "per non attirarsi l'ira della Polizia italo-austriaca", da Cannilla Stefano di Sfax in Tunisia, il quale faceva voti "che finisca fra non guari la tirannide e la forca straniera sui figli d'Italia", dal fervente patriota Francesco Rovis emigrato triestino che sino dal 23 chiedeva al Carducci copie dei suoi articoli pubblicati nel Don Chisciotte al fine di introdurli e divulgarli in Trieste, da Luigi Cecchini di Bologna che invocava la voce del Carducci a favore di Giuseppe Sabbatini (morto in questi ultimi tempi, usciere di prefettura in Bologna), condannato a morte per il fatto che come vetturale aveva condotto al confine austriaco Guglielmo Oberdan, da Attilio De Stefani, che raccoglieva denari fra la giovent di Vittorio Veneto, e inoltre da Adria, da Citt di Castello, da Massa Marittima, da Napoli ecc.(40).
Era un plebiscito di ira e di dolore, unito a un pietoso e gentile interessamento per la vittima, per le stesse sorti della patria italiana, che aspettava ancora il suo compimento, e che tale compimento vedeva di molto allontanato per la alleanza contratta fra l'Italia e l'Austria(41). Questa alleanza era stata proprio allora cementata dalla visita che Re Umberto fece a Francesco Giuseppe in Vienna, visita che poi non si volle (e si disse apertamente dai fogli austriaci) mai restituire nella capitale del Regno.
...
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6. Il Carducci in tribunale.
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La trovata del Don Chisciotte, come abbiam visto, era stata spiritosamente originale: era invero nuovo il caso di un monumento nazionale eretto a un eroe N. N.! Ma il Governo e la questura bolognese non potevano mandar gi la grandiosa turlupinatura. Era appena uscito il numero del 3 gennaio del Don Chisciotte che recava a capo pagina l'articolo sopra riportato, seguto da due telegrammi... incendiari diretti a Giosu Carducci, che venne l'ordine del sequestro per tutte le copie del giornale. Alcune per riuscirono a sfuggire all'eccidio, e una si conserva nella Biblioteca Carducci.
La notizia del sequestro era data dal Don Chisciotte del 4 gennaio 1883. "Anche ieri mattina, leggevasi in quel numero, il Don Chisciotte fu sequestrato. Di dirne la cagione o meglio il pretesto, non ci sentiamo pi il coraggio: non c' gusto a procurarci una sottrazione della roba nostra da parte di chi non intende di restituircela. Copiamo quindi fedelmente la prosa della Ordinanza di protesta e rimettiamo ai nostri lettori la cura di commentarla.
Per canto nostro non ci stanchiamo di ripetere: "Oh quando vi decidete a condurci davanti i giurati? Non abbiamo commessi ancora abbastanza delitti? Guardate, pu darsi ci venga anche la voglia di commetterne altri, ma che avrebbero per un altro titolo nel codice: ingiurie contro i pubblici funzionari nell'esercizio delle loro funzioni.
"Ma sinceramente noi speriamo che ad ingiuriare nessuno ci trasciner mai.
"Per ora ci contentiamo di ristampare lo scritto del signor Giudice Istruttore, scritto che pu forse essere un'offesa, in qualche parte, alla istruzione italiana, ma questa fortunatamente non ha n Pubblici Ministeri, ne guardie di Pubblica Sicurezza. Il suo codice fu redatto dal Corticelli, dal Puoti e anche recentemente riveduto dal Fornaciari, ma son cose ed uomini da nulla".
Indi seguiva il bravo testo della ordinanza motivata del sequestro del periodico, che  bene conoscere, per intendere i tempi e valutare le umiliazioni imposte al Governo italiano dall'alleanza austriaca.
Il Giudice Istruttore presso il Tribunale Correzionale di Bologna
Ha proferita la seguente
ORDINANZA
Nel processo istruttosi
contro
Rotollino Achille gerente responsabile del giornale Don Chisciotte che si pubblica in Bologna
Imputato
Dei reati di cui all'art. 2 della legge 20 marzo 1878, perch nel giornale Don Chisciotte del 3 gennaio corrente, N. 3, venne fatta l'apologia dell'assassinio politico: e si contengono offese al capo del governo austriaco coll'articolo in prima colonna intestato "Per l'eroe N. N." col pubblicare l'elenco degli oblatori per un monumento nazionale a persona da determinarsi, e col riportare il tenore del telegramma ricevuto da Giosu Carducci da Trieste e Potenza.
Ritenuto che tanto l'articolo in prima colonna che i telegrammi ricevuti dal prof. Carducci da Trieste e Potenza riprodotti nel suddetto numero del giornale Don Chisciotte, apertamente si comprende riferirsi a Guglielmo Oberdank, e che coi medesimi si verrebbe a far l'apologia dell'assassinio politico, conoscendosi che l'Oberdank fu condannato anche quale cospiratore alla vita del Sovrano Austriaco.
Che inoltre nel telegramma riprodotto nella seconda colonna seconda pagina dal giornale Don Chisciotte e che comincia colla parola: La giovent Triestina vi esprime ecc.... e finisce colle altre: novello Cristo, il nostro.... si contengono offese contro il Capo del governo austriaco, pelle parole che in esso si leggono e cio: "La giovent Triestina vi esprime perenne gratitudine per vostre sublimi parole di protesta contro l'assassinio perpetrato dal Tiranno di Vienna sul nostro indimenticabile.... ecc. ecc.".
Che pertanto sussistendo le identiche ragioni per cui fu ordinato il sequestro dei N. 358, 359 e 362 dell'anno 1882 del giornale Don Chisciotte con ordinanza di questo ufficio in data 1. gennajo
Per questi motivi
sulle conformi conclusioni del P. M.
Ordina il sequestro del giornale Don Chisciotte portante il N. 3, e la data 3 gennajo 1883.
Bologna, 3 gennaio 1883.
Il Giudice Istruttore
Firm. M. ALBERTI-VIOLETTI, agg.
F. Casanova, V. C
Contemporaneamente si istituiva un processo a carico non solo del giornale, ma anche di G. Carducci, per il quale fu staccato dal Tribunale civile e correzionale di Bologna il seguente 
MANDATO DI COMPARIZIONE
Noi Avv. A. Violetti
Giudice Istruttore del Tribunale Correzionale di Bologna
Visto il processo istrutto a carico del nominato
Carducci Giosu, Professore alla Universit di Bologna, abitante in Via Mazzini N. 37.
Viste le conclusioni del Pubblico Ministero del giorno 13 gennaio 1883.
Commettiamo e mandiamo ad uno degli uscieri o servienti giurati di citare il suddetto Prof. Carducci Giosu a comparire personalmente avanti di Noi nella nostra Residenza d'ufficio, sita nel palazzo di Giustizia, gi Grabinski, a capo della Via S. Domenico, ora Garibaldi, alle ore 3 pom. del giorno 24 (ventiquattro) del mese di gennaio 1883 per ivi rispondere agli interrogatori che gli verrano fatti, con diffidamento che non comparendo verr contro di esso rilasciato mandato di cattura, giusta l'articolo 183 del Codice di procedura penale.
Il presente mandato sar notificato nel modo prescritto dall'articolo 189 e seguenti del Codice di procedura penale.
Dato a Bologna 17 d. 1883.
Firm. il Giudice Istruttore
VIOLETTI
Firm, Il Vice-Cancelliere CASANOVA(42)
Come si pu ben comprendere, il processo and a finire in nulla. Il governo aveva sopratutto bisogno, di fronte all'Austria e specialmente ai giornali austriaci, di far credere che protestava contro le intemperanze degli irredentisti: le citazioni, le comparizioni e i processi avevano una ragione diplomatica. Per il resto il Tribunale lasciava correre, e mandava impuniti. Far altrimenti sarebbe stato mettersi contro la patria stessa!
...
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7. I giornali austriaci... e italiani.
...
Ho ricordati i giornali esteri, dir meglio, i giornali austriaci: dell'agitazione che era sorta in Italia, ma sopratutto dell'interessamento, cos autorevole e cos efficace per l'azione patriottica, quanto dannoso per la causa austriaca, preso da Giosu Carducci, furono indignatissimi, e non c' da meravigliarsi se spiravan fuoco e fiamme.
Questo  quanto scriveva la Norddeutsche allgemeine Zeitung, secondo gli estratti che ne diede il Secolo:
La Norddeutsche Allgemeine Zeitung vuol fare la morale agli Italiani perch teme che lo spirito rivoluzionario prenda il sopravvento in Europa.
Il culto per Oberdank, non , come si vorrebbe far credere, il culto per un assassino, ma per un giovane che disperando della giustizia della diplomazia fu spinto ad un'azione che agli occhi suoi assunse carattere patriottico.
Ma ecco senz'altro la sfuriata del giornale tedesco:
"L'esecuzione del triestino autore dell'attentato (?) , da una parte della stampa italiana e dagli strati della popolazione che subiscono questa influenza, preso per punto di partenza di un'agitazione contro la cui morale giustificazione ogni uomo onorevole deve fare decisa opposizione.
"Si comprende che un fanatico zelatore dalle sbrigliate passioni, metta tutto in giuoco, per una causa giusta o creduta giusta. Il sacrificio personale ha sempre un lato eroico di cui l'opinione pubblica tien conto. Ma nell'affare di Oberdank tal punto di vista non esiste.
"Vediamo un individuo privo d'ogni senso d'onore, umanit, religione, morale, alzar la mano a commettere un assassinio doppiamente vile perch i mezzi usati nell'attentato gli lasciavano aperta la via a salvare la propria pelle; e cerchiamo invano in tutto il processo un tratto attenuante.
"E in pari tempo troviamo, al di l dell'Alpi, gente che leva sugli scudi, qual martire politico, questo codardo (sic!) che in tempo di morale corruzione cerca il suo simile, gente che glorifica il di lui modo d'agire e lo propone a modello della crescente generazione.
"Un poeta e professore universitario spinse l'abuso della sua autorit come maestro della giovent accademica fino a fare entusiastica apoteosi dell'assassinio comune (sic!!) e chiede per Oberdank un posto nel Panteon degli eroi nazionali d'Italia!
"Non intendiamo affatto fare riflessioni politiche sull'esagerata fruttificazione irredentina dell'esecuzione di Oberdank; per se si ha solo riguardo al puro sentimento umano non si pu a meno di chiedere se l'ufficio di professore universitario deve assicurare al suo titolare l'impunit di insegnare dalla cattedra la corruzione dei concetti di diritto, d'onore, di moralit.
"Speriamo coi veri amici d'Italia e del suo popolo che una reazione purificatrice non tardi pi lungamente contro il culto ripugnante, che i radicali al di l delle Alpi tributano a questo codardo".
Forse il professore poeta, che la Norddeutsche non nomina, s'incaricher (aggiungeva opportunamente il Secolo) di mostrare che in Italia si pu avere eccellenti nozioni di diritto, di onore, di moralit e religione e tuttavia rispettare il sacrificio di Oberdank.
E in tal caso siamo sicuri che Carducci lo farebbe con tanta vigoria e solennit da far pentire la Norddeutsche dell'imprudente sua provocazione"(43).
La Norddeutsche non aveva avuto il coraggio di nominare il Carducci; il nome di lui invece era fatto apertamente dalla Neue freie Presse in un velenoso articolo pubblicato nel Numero del 3 gennaio 1883 col titolo: "Oesterreich und Italien". Dopo aver detto che l'esecuzione di Oberdan aveva messo in subbuglio i radicali italiani i quali usavano le pi feroci parole contro il governo austriaco, cercando di minare la pace che esisteva tra le due nazioni, e dopo aver anche detto che le persone di buon senso non mancavano in Italia, incoraggiava il governo italiano a procedere con ogni rigore contro questi disturbatori della pace, dell'ordine e della fortuna d'Italia, la quale andrebbe incontro ad ogni danno con una guerra contro l'Austria. Asseriva il giornale che in tal caso l'Italia, come nel 1866, sarebbe stata in breve schiacciata.
Ma la Presse non si meravigliava tanto di questi sbraitatori irredentisti, e di M. R. Imbriani, nuovo Deroulde!, bens si indispettiva perch era entrato nella lotta e aveva prestata la sua voce e lo "splendore del suo nome", sono parole dell'articolo, il Carducci, il quale aveva scritto per Oberdan delle poesie in prosa!; e il giornale metteva poi in ridicolo la sua fantasia, le sue aspirazioni, le "nostre Alpi" e tutto quanto il Carducci aveva pubblicato nel Don Chisciotte. Naturalmente la Freie Presse plaudiva alla stampa italiana conservatrice che biasimava questa improvvisa agitazione, e sopratutto ricordava quei giornali che si erano lanciati contro il Carducci, accusandolo di non sentire la sua dignit di maestro, anzi di corrompere la giovent(44).
Questo a un di presso il succo dell'articolo. E con il tono dei due giornali sopra ricordati, ricamavano simili sciocchezze molti altri giornali dell'Austria e della Germania.
Cosa che era, dopo tutto, naturale, quantunque anche in Austria qualche raro giornale, come la Wiener allgemeine Zeitung, non approvasse in tutto il modo secreto e misterioso col quale era stato condannato Oberdan. Ci al contrario che non sarebbe stato da aspettarsi furono gli articoli che certa stampa, proprio italiana, pubblic contro i patriotti, in ispecie contro il Carducci.
Noi comprendiamo il disparere e anche l'insulto di una singola persona; comprendiamo che il Carducci ricevesse sulla fine del dicembre una letterina - anonima, si capisce - concepita cos:
"Un vostro ammiratore  molto meravigliato sul modo come vi siete condotto circa il disgraziato triestino.
"Un'intelligenza come la vostra non pu disconoscere che se tutta l'Italia seguisse i vostri intendimenti essa sarebbe perduta. Che differenza di sentimento italiano fra Dante e Carducci!"(45).
Comprendiamo anche un'altra lettera, firmata Iustitia, che diceva tutto vano questo agitarsi, finch duravano le condizioni politiche interne del tempo:
"Ella eccita alle armi, diceva Iustitia, dimenticando forse che le armi di un popolo che muffa sotto il sistema papale sono deboli per difendere (tacciamo l'aggredire). Una nazione papale trema innanzi ad un potente vicino. La Francia davanti la Prussia; l'Austria pure davanti la Prussia; il Messico davanti gli Stati Uniti. La piccola Svizzera, cinta da quattro vicini, si fa rispettare, non rende i socialisti e non arma: mentre con solo tre vicini la popolosa Italia versa in continui pensieri e s'arma fino alla prodigalit(46). Invece delle armi proclami il prete liberato dal giogo papale: ne faccia un vero pastore del popolo in luogo d'un tristo eunuco idolatra. Renda possibile i Savonarola, gli Ugo Bassi, anche stipendiati, fanatizzatori apostoli del patriottismo.
"In quanto all'imperatore austriaco, allievo dei Gesuiti autorizzati e bollati da papi italiani, sar stato forse da questi a tal punto istupidito da non poter discernere d'una bomba che il lato regicida, mentre a noi lo scagliatore possa figurare come tutt'altro che un assassino(47)".
Comprendiamo che il Governo, il quale aveva presa una strada, o volontariamente o costretto, continuasse nella medesima e si spaventasse, a solo sentire nominare Oberdan, quasi pi delle autorit austriache, e giungesse al punto da fare una perquisizione domiciliare a un maestro di musica direttore della banda comunale di Giulianova, per il semplice fatto che aveva composta, e non eseguita ancora, una marcia da lui intitolata al nome del martire triestino!(48)
E comprendiamo ancor meglio che un ungherese, da Budapest inviasse al Carducci questa graziosa cartolina, piena di tutte le finezze austro-ungheresi:
"Se le gazzette non mentono. Ella si  grandemente ingannata nella sua tracotanza contro l'Austria. L'infelice Oberdank doveva essere impiccato, come ogni austriaco pensa, o doveva essere encomiato?
"Italiani, state attenti!!
"Noi figli dell'azzurro Danubio l'abbiamo specialmente con voi; ed Ella, Carducci, sembra avere male al cervello, o soffre assai di una infiammazione di fiele bovino. Simili signori sono educatori della giovent in un Istituto Superiore? - Essi appartengono alla stalla dei buoi!"(49)
Comprendiamo, dico, tutto questo po' po' di contumelie e di apprezzamenti, ma ci ripugna vedere come dei giornali italiani, o che italiani chiamavansi, dessero sulla voce a quanti ricordavano Oberdan e al nome univano il pi puro sentimento di italianit, dichiarassero dannosa e incomprensibile l'agitazione, proclamassero una cosa affatto interna all'Austria quella condanna, quasi che Oberdan n fosse italiano, n si fosse ispirato alla italianit; e quel che  il colmo, usassero le pi volgari villanie contro il Carducci, e richiamassero su di lui il disprezzo dei buoni e i rigori del Governo(50).
Sicuro, a tanto si giunse.
La Gazzetta d'Italia, giornale non certo dei meno reputati, scriveva nel numero del 26-27 dicembre un articolo intitolato "l'agitazione per Oberdan", nel quale, dopo molte e brave considerazioni di vario ordine e consistenza, trovava posto questo volgare capoverso:
"Noi condanniamo, in qualunque caso, questa teorica dell'assassinio al servizio del patriottismo, teorica a cui vediamo cantar inni da professori d'Universit ed educatori di giovani, in forma che i pi chiamano poetica solo forse perch  impudentemente brutale; ma ci meravigliamo che il Ministro dell'istruzione pubblica, cos severo custode della legge quando si tratta di soddisfare i sentimenti suoi personali di vendetta, non trovi applicabile al caso di quei professori ci che  prescritto dall'art. 106 della legge Casati, dove fra le cause che possono dar luogo a promuovere amministrativamente la sospensione o la rimozione di un membro del corpo accademico, si trova quella dell'avere coll'insegnamento o cogli scritti impugnate le verit sulle quali riposa l'ordine religioso e morale, e tentato di scalzare i principii e le guarentigie che sono posti a fondamento della costituzione civile dello Stato.
E aggiungeva:
"Noi crediamo che non sia nemmeno il caso di parlare delle dimostrazioni che hanno avuto luogo e de' loro possibili effetti politici; quasi troviamo buono che siensi fatte poich, nella loro povert, mostrarono quanto forte fosse l'indifferenza di tutti: del pubblico in genere, malgrado gl'incitamenti e gli articoli a doppio fondo de' giornali, e degli studenti incoraggiati a scendere in piazza dagli squarci di prosa robusta di qualche professore e poeta, e dall'esempio della sua impunit".(51)
E dopo ci qual meraviglia se il rappresentante del pubblico ministero nel processo svoltosi in Roma per i fatti di Piazza Sciarra aveva il coraggio di accusare il Carducci che imbestialiva la giovent dell'Universit?
Durante il processo stesso rispose a dovere, a quel signore, Giuseppe Ceneri; e il Carducci poi nella Lega della democrazia gli indirizz, come  noto, queste giuste parole, sconsolate e roventi, che rispondevano contemporaneamente e ai giornalisti dello stampo di quello sopra ricordato e ai magistrati del genere di quelli del processo di Piazza Sciarra:
"Il pubblico ministero di Roma afferma che io imbestio la giovent.
"Qualche cosa di simile dissero, cinque mesi or sono, il giornalista giudicato capace di delinquere e quell'altro dalla inserzione delle lettere per gli appuntamenti amorosi.
"Il trasformismo  in progresso.
"Oh  prossimo il fango che sale, che sale, che sale. Oggi  divenuto accusatore su la bocca d'un magistrato.
"Dimani diventer boia e ci vorr affogare perch gli diciamo che  fango.
"E fango "(52).
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8. Le idee di un prussiano.
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Dopo tutto questo chi si meraviglier pi se ogni straccione di forestiero (dal momento che gli Italiani tolleravano e incoraggiavano e perfino lodavano tutto ci) si faceva ardito, prima di insultare l'Italia, poi di rivolgere le pi vergognose parole contro il Carducci? E nel Carducci invilire e umiliare il Paese?
Tra la molta materia del genere che potrei riesumare, mi limito a un solo componimento epistolare inviato al Carducci proprio in quei giorni delle discussioni per Oberdan. Che ha notevole importanza, specie perch non viene gi da un austriaco, ma da un collega degno dell'austriaco, naturalmente anonimo, che si firma "Un prussiano".
, si comprende, un insulto, un insulto atroce a Carducci, all'Italia; ma  bene che il popolo sappia,  bene che gli Italiani ricordino il dramma eterno (sempre attuale, appunto per ci) del compimento dei destini d'Italia, che ognora ebbe contro e avr sempre e ha ora, nel pi prepotente dei modi, la Germania.
Ecco il documento, che non fu sino ad ora noto ad alcuno, nella sua sgrammaticata forma genuina:
"Firenze, 12. 1. 1883
"Signore Carducci,
Bologna.
"Nel tempo delle ultime dimostrazioni causa Oberdank nelle citt d'Italia ho letto una sua lettera, nella quale dice che bisogna differire la vendetta a tempi migliori, a un giorno la bandiera italiana sventoler pure in Trieste. Ci fu il senso della sua lettera. Vi dico: Avete fatto benone di differire la cosa, vi posso per assicurare e nello stesso tempo tranquillare che la vostra famosa bandiera non sventoler mai in Trieste. Son curioso di sapere come mai volete conquistare Triste (sic), visto la debolezza dell'Italia e la potenza dell'Austria, alleata della Germania. Avete gi dimenticata la battaglia di Custozza?
"L'Austria ceder forse un giorno Trento, ma mai Trieste. Se avreste vissuto al di l degli Alpi, lo sapreste! La Germania non permette mai che Trieste diventa italiana, ci sa ognuno in Germania, in Italia non lo sa neppure la gente educata.
"Con qual diritto, vorrei sapere, pretende l'Italia la citt di Trieste?
"Ha appartenuta forse all'Italia?? In Nizza si parla anche italiano e pure pretende nessuno che Nizza manca al regno d'Italia. Trieste  unito da 500 anni all'Austria, e noi Tedeschi non ci ricordano che faceva parte al territorio italiano soltanto, mi pare, nella fantasia degli Italiani, non escluso la gente che godeva una certa educazione.
"La citt di Riga  anche in quanto alla lingua "tedesca" e pure nessun tedesco pretende che Riga ci manca.
"Per venir a un'altra cosa: quale vantaggio avrebbe Trieste se diventasse italiano? Forse la rovina del commercio suo. La grande societ di navigazione il "Lloyd"  sostenuta con fondi del tutto l'impero, il commercio  nutrito con tutte le risorse dell'impero.
"Se Trieste fosse italiano, finirebbe tutto questo, l'Italia non ne ha i fondi, ha gi tanti porti deserti, Venezia etc. Questo sanno i triestini e non desiderano diventar sudditi italiani, ci significa la loro rovina. L'impero austriaco pu far di pi pel unico suo porto, che Italia potrebbe fare; non vi pare anche, Signore???
"Colla conquista di Bosnia, l'Austria  sulla via a Saloniki, diventer una potenza orientale maritima.
"Vi posso assicurare, il solo attacco all'Austria da parte dell'Italia, sarebbe la perdita della provincia di Venezia, la frontiera fosse messo un poco pi verso il ponente. Una nazione che ha fatta per la sua unione quasi niente, non ha il diritto di esser cos prepotente; l'Italia ha fatto da s quasi niente; ha ricevuto le sue provinze gratis, da dono dello straniero.
"La Lombardia da Napoleone III; la Venezia dalle vittorie prussiane; Roma parimente in conseguenza della battaglia di Sdan. Ci si ha presto dimenticato in Italia.
"Si sa bene che le conquiste di Garibaldi nel Sud non avevano luogo contro truppe straniere; tutto in Sicilia e in Napoli fu comedia. Concludendo questa mia, vi posso assicurare che le ultime dimostrazioni in Italia non son dimenticate, n in Germania, n in Austria; un po' pi di chiasso ancora, e l'avrete la Guerra, se l'Italia non soddisfa le esigenze dell'Austria.
"Qui in Italia la plebaglia, il "mole" come dicono gl'Inglesi, fa la politica estera, non il Sig. Mancini. Ci son qui gente che hanno ancor un po' di buon senso, leggete il "Pungolo" di Milano N. 12.
"Avrei scritto in tedesco meglio e senza sbaglie, ma suppongo, secondo le vostre lettere, che le vostre cognizioni non siano tanto estese per sapere il tedesco".
UN PRUSSIANO
che  ben informato(53)
Chi era l'autore di questa lettera? Non sappiamo, certamente un Herr Professor: uno di quelli che erano a dentro alle segrete cose, e che venivano allora, come sempre, quaggi nel dolce paese, all'apparenza per studiare, nel fatto a vedere, a far la spia, a preparare il terreno per il tempo della guerra... che sarebbe stata inevitabile. E ricordiamo che questa lettera veniva pochi mesi dopo che l'alleanza della Triplice era stata solennemente stipulata!(54)
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9. Le vicende delle "Memorie" d'Oberdan.
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Le stolte accuse dei giornali stranieri e italiani, e il tentativo fatto dagli uni e dagli altri di lasciar fraintendere il concetto del Carducci, lo indussero a spiegarsi anche pi chiaramente, e a mettere in luce certi lati che non erano parsi espliciti o che, ad arte, erano stati interpretati in una guisa che non era quella voluta dal Carducci. L'occasione si present, e molto opportuna, in occasione dell'uscita delle "Memorie di Guglielmo Oberdan", che si stavano allora compilando, per consiglio del Carducci e di altri illustri patriotti, e per opera specialmente di Menotti Delfino, giovane di grande animo e di buona cultura dedicatosi da qualche tempo al teatro, di Luigi Dobrilla, uno dei pi operosi irredentisti, e di Giacomo Venezian, che allora era alle prime armi, ed  recentemente finito esso pure martire confessore nella lotta contro l'Austria, coronando cos, col supremo sacrificio della vita, la sua alta idealit.
Le Memorie si stamparono in Milano, per l'editore Emilio Quadrio, nei primi giorni del 1883(55). Il Dobrilla fu il curatore della edizione, ma chi stese il volumetto nella quasi totalit fu Menotti Delfino, il quale pot disporre dell'assiduo carteggio tenuto coll'estinto e della intima amicizia che a lui lo legava. Nessun altro conosceva cos bene l'anima e le idealit di Oberdan; e nessun altro perci poteva tracciare quelle notizie biografiche, con maggiore verit, con pi commovente semplicit, con pi calore. Quantunque affrettato, perch si voleva ad ogni costo uscire mentre l'agitazione patriottica era viva e il corpo del giovine giustiziato ancor caldo, il lavoro riusc di grande efficacia, cos per lo stile, come per tutta l'andatura. Il Carducci chiama quelle Memorie "scritte con intelletto d' amore da chi gli fu come fratello", e diceva profondamente giusto(56).
Perch il libretto trovasse maggiore incontro e perch l'opera di ricordo e di conforto per il martirio di Oberdan fosse pi fruttuosa rispetto alle alte finalit cui si tendeva, i tre chiesero la prefazione al Carducci. Con quella, l'operetta avrebbe in breve ottenuto il successo.
Il Carducci acconsent di gran cuore, e scrisse per il libro le sue pi forti e misurate parole. Egli comprese che bisognava essere temperati affinch il libro non venisse sequestrato dalla polizia e cadesse cos il vantaggio ideale che si sperava; e bisognava essere temperati e chiari anche per togliere le false interpretazioni che i maligni avevano dato alle sue antecedenti vivaci scritture.
Nella prefazione alle Memorie il Carducci dunque diceva che, onorando Oberdan, non si voleva celebrare "una intenzione micidiale", "s un deliberato e maturato proposito di sacrifizio"; non si voleva onorare il disertore in faccia al nemico: egli non era disertore, perch il suo ideale era la libert della Bosnia e dell'Erzegovina e specialmente l'unione degli Italiani di Trieste all'Italia; non si pretendeva perci dal Carducci l'intervento del governo italiano nell'amministrazione della giustizia in Austria: non aveva anzi mai sperato grazia; che infine non voleva "romper guerra l per l all'Austria-Ungheria", ma che era da aspettare "il tempo nostro". Terminava affermando che non era il caso di Pantheon per Oberdan, ma che la memoria e la coscienza nazionale abbracciavano Lui, nel cui sangue due popoli, l'italiano e lo slavo, chiedevano giustizia a Dio(57).
Queste precise, chiare, contenute parole, che ogni libero cittadino, sia pur moderato, poteva e diciamo pure doveva pensare, fecero veder rosso al questore, che anche stavolta intervenne...
La stampa delle Memorie e della prefazione era terminata sul finire di gennaio, e la prima copia usc di tipografia il 26 di quel mese per essere consegnata all'autore. Il Delfino, rileggendo le nobilissime parole introduttive del Carducci, volle ringraziarlo e gli invi la seguente lettera:
Illustrissimo Signore!
Il signor Luigi Dobrilla che si compiacque accettare la mia cooperazione nella raccolta delle memorie sulla povera vita di Guglielmo Oberdan, mi mand ieri il volumetto che s'apre con la di Lei splendida prefazione.
Per l'affetto fraterno che portai al povero martire, per la sua memoria, per il mio dolore, a cui suon conforto la di Lei parola, io La ringrazio con tutta l'anima. 
Torino, 27 gennaio 1883.
MENOTTI DELFINO
L'onesta letizia del Delfino e dei suoi collaboratori nella pubblicazione delle Memorie dell'amato fratello doveva per essere tosto turbata, perch appena il libro pot uscire dalla tipografia per essere divulgato, fu preso di mira dalla polizia e tosto sequestrato. Ne dava la notizia al Carducci lo stesso Dobrilla:
Milano, 31 dell'83.
Illustre Signore,
Come era agevole prevedere, fummo sequestrati. L'Ordinanza austro-italica  un capolavoro di menzogna. Dice testualmente: "Attesoch nella prefazione firmata Giosu Carducci e nel testo che seguita risulta manifesta e continua l'apologia di fatti dichiarati crimini dalla legge pi specialmente dell'assassinio politico ecc.".
A che serve l'istruzione elementare se i procuratori del Re non hanno ancora appreso a leggere?
Il dott. Venezian le avr gi trasmesso un certo numero di copie dell'opuscoletto.
Se - come ne dubito - si avr l'intenzione d'intentare un processo, tanto io quanto il Menotti Delfino, autore delle memorie, avremo l'onore di comparire al Suo fianco davanti ai giudici italiani.
Gradisca, illustre Amico nostro, i miei grati e riverenti saluti. 
Dev.mo suo
LUIGI DOBRILLA
Il Venezian poi in una interessantissima lettera del 2 febbraio indirizzata al Carducci ci dava maggiori notizie e particolari sull'accaduto, che sono per noi del pi vivo sapore:
Illustre Signore,
Bologna, 2 febbraio 83
Mi valgo dell'indirizzo che mi ha comunicato la sua signora per darle una notizia che non aspetta ma che non la far trabiliare: l'opuscolo Guglielmo Oberdank, raccomandato dalla sua prefazione che, protestando contro insinuazioni mendaci di pusillanimi, difende quanti fanno onore al martire triestino,  stato subito colpito da sequestro.  superfluo avvertire che si era scrupolosamente evitato tutto quanto pareva che potesse dar ansa a questa misura: si sono soppressi anche i suoi eloquenti articoli che si voleva dapprima pubblicar in appendice. Il mio amico Dobrilla, che ha curato, com'Ella sa, la pubblicazione, mi avvert che quasi tutte le copie sono state salvate e me ne ha mandato 50. Mi sono affrettato a spedirgliene a Verona un esemplare, che forse non le  pervenuto; ne ho riserbate 10 copie a sua disposizione, ed ho affidato le restanti a chi pu curarne la vendita e la diffusione. L'opuscolo, dacch  proibito, correr di pi, e gi ieri fui invitato a fare richiesta urgente d'altre 100 copie. Il sequestro - se per prepararci all'alleanza coll'Austria non cominciano ad adottarne le leggi alla sordina, senza la seccatura delle discussioni parlamentari - dovrebbe dar luogo ad un processo; ma non so pi se si possa sperare giudici tanto indipendenti, non da persone ma da prevenzioni, che si mostrino capaci di far giustizia.
La riverisco con affettuoso ossequio.
Dev.mo
GIACOMO VENEZIAN
Se avesse bisogno di darmi qualche incarico, mi scriva al mio indirizzo borghese: Rizzoli 33(58).
La copia delle Memorie posseduta dalla Biblioteca dell'Archiginnasio  un dono del Carducci, che di suo pugno vi scrisse sopra: "Sequestrato! Alla Biblioteca del Comune di Bologna - G. Carducci". Volle forse che il libretto restasse documento perenne, in luogo pubblico, del sopruso compiuto?
E fu iniziato il processo contro il Carducci, il Dobrilla e il Delfino e gli editori! Il Carducci venne citato a comparire davanti il Giudice Istruttore di Bologna Violetti, per deliberazione del Giudice Istruttore di Milano in data 27 marzo, per il giorno 8 aprile, alle ore tre pomeridiane "per ivi rispondere agli interrogatorii che gli verranno fatti"; gli altri furono interrogati nelle rispettive dimore. Dopo varie vicende, la causa and alla Corte d'Appello di Milano, la quale nel settembre di quell'anno emanava la seguente ordinanza:
La Corte d'Appello di Milano - Sezione d'accusa composta dagli Illustrissimi Sig. Presidente e Consiglieri sottoscritti.
Deliberando in Camera di Consiglio senza l'intervento del Pubblico Ministero e del Cancelliere
ha pronunciato la seguente
ORDINANZA
Sulla relazione fatta in Camera di Consiglio dal Sig. Consigliere Delegato.
Visti gli atti del processo contro Carducci Giosu, Dobrilla Vittorio, Delfino Domenico (sic), Quadrio Emilio e Barghini Carlo; accusati di reati sulla stampa.
Vista la sentenza 30 luglio u. s. di questa Sezione d'accusa che dichiar non farsi luogo a procedimento per essere estinta l'azione penale.
Vista la richiesta del Pubblico Ministero 7 anzidetto N. 293 che si accoglie.
Ritenuto che negli opuscoli incriminati si contiene espressioni e comenti costituenti reato.
Visti gli articoli 74 Codice Penale e 606 C. P. P.
Ordina
La confisca degli opuscoli anzidetti per essere distrutti dopo il passaggio della presente in causa giudicata.
Milano, li 12 Settembre 1883.
firmati Orserigo
Ago
Pedr.
Bernardi 
Bologna, li 20 (venti) Ottobre 1883.
A richiesta del Pubblico Ministero
Io sottoscritto Usciere addetto a questo R. Tribunale Civile e Correzionale ho notificata e rilasciata la retroscritta copia di Ordinanza al Sig. Prof. Carducci Giosu nel suo domicilio e consegnata nelle mani della di lui moglie, essendo egli assente.
ENRICO GITTI, Usc.
La conclusione nullameno non fu grave per i processati: ne sostennero tutta l'ira i volumetti delle Memorie di Oberdan, che furono condannati alla distruzione: ben  vero che parecchie copie erano state prima messe in salvo, di guisa che l'opera affettuosa degli animosi collaboratori non and tutta perduta.
Mentre svolgevasi questo processo, il Carducci doveva subirne un altro. In sguito alla pubblicazione degli articoli carducciani nel giornale Il Belligero, il Carducci e il gerente di quel giornale vennero denunciati dal procuratore del Re di Palermo: indi inchieste e interrogatorii; ma in breve, anche stavolta, fu resa giustizia: nel maggio fu dichiarato il non luogo a procedere; ma ecco l'interessante documento:
ESTRATTO DI REQUISITORIA
Da notificarsi ai termini dell'art. 422 Procedura Penale.
Il Procuratore Generale del Re di Palermo
Visti gli atti a carico di
1. Carducci Giosu fu Michele, di anni 47 professore della Universit di Bologna, ivi domiciliato.
2. Miraglia Nicol di Giuseppe di anni 25 celibe, nato e domiciliato in Sciacca, gerente del giornale il Belligero
Liberi:
Imputati
di avere col mezzo della stampa, periodico il Belligero, offesa la sacra persona del Re, e fatta l'apologia dell'assassinio politico commesso dall'Oberdank con l'attentato alla vita dell'Imperatore d'Austria 
Richiede
la sezione di accusa acciocch dichiari non esser luogo a procedimento contro Giosu Carducci e Miraglia Nicol per non costituire reato il fatto ad essi imputato.
Palermo, 3 maggio 1883.
Il Sost. Procuratore Generale
F.o BRAGGI
Per estratto conforme
Palermo, 4 maggio 1883.
F.o PALMEGGIANl V. C.
Bologna, li 15 maggio 1883.
Notificata la presente copia di Ordinanza di citazione al signor prof. Giosu Carducci e consegnata in persona. 
F.o GAETANO GUIDI Usc.(59).
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10. Per la madre del martire.
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Insieme coll'orrore destato dalla esecuzione di Oberdan e coll'agitazione che si accese per rivolgere l'indifferentismo italiano alle terre sue, sorse sbito e spontaneo un senso di compianto per la povera madre del giovine impiccato. Tra madre e figlio, come  noto, c'era un affetto tenerissimo: la morte del giovine port una tremenda scossa nel cuore materno, che pure aveva fatto di tutto perch Guglielmo avesse chiesta la grazia. E intorno a lei, quando la esecuzione fu compiuta, corsero le voci pi diverse. Si diceva da alcuni che era gravemente malata e povera - e quest'ultima condizione era pi che vera - che bisognava perci sovvenirla(60); si diceva da altri che era morta, e la notizia era gi arrivata a Venezia; di guisa che a tal nuova il comitato degli studenti della Scuola superiore di Commercio aveva sospesa ogni azione e di tutto aveva avvertito il Carducci(61); altri infine o mandavano un saluto, un compianto direttamente alla povera madre, o pregavano il Comitato bolognese, che volesse incaricarsi di tale pietosa trasmissione.
Sul finire del 1882 e il principio del 1883 alcune madri bolognesi, per consiglio di Giorgina Saffi, presero l'iniziativa di porgere un indirizzo alla madre del giovine martire, che attestasse la religiosa simpatia delle madri italiane e fosse un tributo di reverente amore, di rievocazione, di protesta. Si stamparono e distribuirono le schede che dovevano raccogliere le firme, ma presto si intromise il Governo ad impedire la diffusione delle schede e persino la consegna, in forma aperta, di quelle che erano state raccolte, alla Madre dolorante in Trieste; ci non tolse per che la consegna di schede piene di firme non avvenisse per cura di intimi e nel segreto.
Efficaci e commoventi erano le parole dell'indirizzo, dettato da Aurelio Saffi: 
"A Voi, Madre del Martire, noi donne e madri italiane non osiamo parlare di conforto comune: ci parrebbe di recare offesa alla santit del vostro immenso dolore. Pure, mentre coll'animo compreso di ineffabile mestizia ci inchiniamo riverenti dinanzi al vostro cordoglio, sentiamo il bisogno di rivolgervi una parola che vi esprima il nostro compianto religiosamente fraterno.
"Come l'aureola del Grande Martirio si rifletteva sulla Madre di Colui che s'immolava sulla Croce per insegnare coll'Esempio agli uomini la pi sublime di tutte le virt - il sacrificio di s stesso pel bene e pel miglioramento di tutti - cos accenda su Voi e penetri nel Vostro cuore, affranto da mortale ambascia, la luce che splende dall'eroico sacrificio del vostro figlio, che volle morire per ridestare a vita migliore e pi degna i suoi fratelli di patria"(62).
Una voce anche corse sul finire del dicembre, di cui si fece eco Oreste Fabbri in una lettera al Carducci, che val la pena di riprodurre integralmente:
"Illustre Italiano,
"Scrivo a voi che primo in Italia avete levato il grido di vendetta contro il coronato carnefice del povero martire Oberdank.
"Leggo nei giornali che la moglie del carnefice coronato ha intenzione di pensar lei alla infelice madre del martire triestino; evitiamo se si pu questo nuovo insulto, facciamo venire via da Trieste la desolata madre, e noi Italiani penseremo al di lei mantenimento; apriamo dalle Alpi all'Etna una sottoscrizione per la madre del giovane eroe morto per la patria, e questa sottoscrizione sar un insulto che noi getteremo in faccia a coloro che vogliono ad ogni costo l'alleanza con quell'Austria che ci ha impiccati fucilati i nostri migliori patriotti.
Scusate, o illustre signore, la libert che mi sono presa, ma il dolore straziante che abbiamo provato per la morte del povero martire lo comprenderete facilmente quando vi dir che la mia consorte  una giovine triestina, non in odore di santit presso la polizia austriaca, e che lo scrivente ha a Trieste le sue pi care affezioni, gli amici pi intimi. Oh cara e simpatica citt, bisogna esserci stati per non poterla mai e poi mai dimenticare!
"Io e la mia signora vi mandiamo un saluto di cuore.
"Viva Trieste, Viva Trento!
"Vostro dev.mo obb.mo
ORESTE FABBRI"(63).
In verit le cose non stavano come molti andavano affermando. La povera madre visse ancora, immersa nel dolore e nella miseria. Le sue tristi condizioni furono in breve note, e non pochi patriotti d'Italia cercarono di sovvenirla. Nella stessa seduta costitutiva del Comitato bolognese, si era, come abbiam visto, pensato a lei; e non appena si pot trovare una strada possibile, le fu fatto pervenire una piccola somma. Nei manoscritti Carducci si conserva la ricevuta di un vaglia internazionale di Lire 113,75 (corrispendenti, a quanto par chiaro, a 100 corone) mandato dal Poeta a Riccardo Zampieri in Trieste in data del luglio 1883. La piccola somma era destinata alla sventurata madre...(64).
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11. Il risultato della sottoscrizione.
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La sottoscrizione indetta dal Comitato presieduto da Giosu Carducci non pot procedere che lentamente e nascostamente, per il fatto che la polizia bolognese e gli ordini del governo avevano assolutamente vietato che si raccogliessero denari per Oberdan, in qualunque guisa fossero erogati; fu perfino vietato di ricordarlo. Dopo le primissime liste, fu proibita ogni indicazione che riguardasse la memoria del martire, sotto la pena dei sequestri che sul povero Don Chisciotte si successero con una insistenza penosa, e sotto la minaccia della prigione per coloro che erano a capo della cosa.
Cionullameno la sottoscrizione and avanti, nel secreto, nella congiura. Sono piene di sentimento le lettere dirette al Carducci, al Ceneri, a Saffi, al Guerrini, chiedenti a chi e come dovevansi spedire delle piccole somme raccolte fra il popolo per lo scopo di inalzare un ricordo al morto triestino. Alla fine del 1883, a quanto risulta da una relazione dello stesso Carducci pubblicata poi, ma solo nel 1886, nel Resto del Carlino, si era raccolta la somma di Lire 1056,85 (da cui si detrassero Lire 100 che furono date a Donato Ragosa dopo che fu assolto dalla corte d'Assise di Udine), somma che poi si accrebbe dei frutti, essendo essa stata depositata presso la Banca popolare di Bologna(65).
Raccolta tale somma, in una seduta del 20 dicembre 1883, a un anno dal sacrifizio di Oberdan, il Comitato stabil la forma del ricordo, o monumento che dir si voglia, e affid allo scultore Carlo Parmeggiani di Bologna il disegno e l'esecuzione del monumento stesso, per la somma di Lire 840, che corrispondeva alla spesa viva, giacche il Parmeggiani volle che fosse gratuita l'opera sua(66).
E lo scultore si mise all'opera, ma non pot essa per mille ragioni procedere spedita e sollecita; cosicch passarono tre anni innanzi che si potesse assolvere dal Comitato il voto che aveva fatto il 23 del dicembre 1882, e la conferma stabilitane il 20 dicembre del 1883(67).
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12. L'inaugurazione del monumento. 1886.
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Terminata che ebbe lo scultore l'opera, secondo il disegno e coll'iscrizione approvati dal Comitato, si pens alla collocazione; e volevasi che il posto del monumento fosse tale da essere in ogni tempo dinanzi agli occhi dei cittadini e costituire un perenne monito per la gente italica. Ma l'autorit politica ancora si oppose, proibendo che fosse esposto in luogo pubblico.
Il Carducci si indusse allora ad offrire il monumento alla Societ operaia, affinch lo collocasse nella sua sede, e fece la proposta con questa lettera:
"Signor Presidente della Societ operaia di Bologna,
Il Comitato costituitosi in questa citt a serbare la memoria e il retaggio del sacrifizio di Guglielmo Oberdan per la patria, fece fare, non potendo altro, un medaglione con l'effigie del martire.
Esporlo in luogo pubblico a documento e ammonimento del popolo italiano, per ora non lo pu. A nome del Comitato prego Voi, signor Presidente, a voler ricettare nel luogo della Societ operaia la povera immagine,
in fin che 'l danno e la Vergogna dura.
Giorno verr che ne la trarremo e la collocheremo nella gran luce della gloria e della libert d'Italia. Allora anche quelli che oggi la perseguitano vorranno essere della processione. Ma io credo che i popolani di Bologna, raccoglitori oggi di questo anatema, diranno: "Indietro, vigliacchi!".
Con osservanza,
2 gennaio 1886
GIOSU CARDUCCI"(68)
Enrico Forlai, allora presidente della Societ Operaia, fu ben lieto di accogliere il prezioso pegno di forza e di fede, e presto si procedette alla collocazione del monumento nella sala delle adunanze della Societ stessa in via Cavaliera, n. 22.
Il 27 giugno del 1886 si faceva la solenne consegna con un rogito agli atti del notaio dottor Giovanni Barbanti Erodano, minutato dallo stesso Carducci e pi tardi da lui pubblicato nelle Opere.
La consegna era fatta e ricevuta sotto questa condizione: "Che essa Societ Operaia, e per essa il presidente che sia per essere al giorno propizio, lo render al popolo italiano quando sar fatta la redenzione nazionale di quel terreno e di quella popolazione della patria che  ancora sotto dizione austriaca, o non appena il popolo italiano insorger forte di propositi e d'opere, sgombri gli ultimi impedimenti della debolezza servile, ad affermarla a viso aperto e volerla"(69).
Il monumento consiste in una lapide in marmo di Carrara incorniciata in marmo bardiglio; un gran ramo di palma in bronzo attraversa tutta la lapide in senso diagonale; a sinistra vi  il medaglione con busto a bassorilievo somigliantissimo, a destra la seguente epigrafe dettata da Giosu Carducci:
...
GUGLIELMO OBERDAN. MORTO SANTAMENTE PER L'ITALIA. TERRORE. AMMONIMENTO. RIMPROVERO. AI TIRANNI DI FUORI. AI VIGLIACCHI DI DENTRO.
...
Solenne, e coll'intervento di tutte le associazioni democratiche e delle maggiori personalit bolognesi nel campo popolare, riusc la cerimonia.
Tra gli intervenuti furono Olindo Guerrini, il prof. Mantovani Orsetti, il prof. Mattioli, l'avv. Rossi, Ugo Bassini, Corrado Ricci, l'avv. Vita, l'avv. Baratelli, l'avv. Barbanti, molti reduci delle patrie battaglie e italiani delle terre irredente e cittadini bolognesi, in tutto un trecento persone, quanti poteva a stento contenere la sala.
Alla cerimonia avevano aderito il Ceneri e l'ex deputato Musini. Erano poi rappresentate molte societ democratiche, parecchie delle quali avevano inviati membri loro e la bandiera, di Bologna, di Imola, di Castelbolognese, di Lugo, di Ferrara, di Pistoia, di Rimini, di Venezia. Da Trieste aveva mandate rappresentanze il Circolo Garibaldi e insieme ad esso le sezioni del Circolo di Milano e di Alessandria(70).
Il Resto del Carlino, che diede un largo riferimento della patriottica celebrazione, scriveva: "La nota comica della cerimonia furono le guardie e i carabinieri che assediavano il portico e le adiacenze della casa dell'Operaia"(71).
Il discorso commemorativo fu detto da Giosu Carducci, ma poich egli stesso lo pubblic in parte e in parte lo riassunse, prima nel Resto del Carlino del 28 giugno, poi nel volume XII delle sue Opere,  fuor del caso di riprodurlo qui. Riprendeva, come egli sapeva fare, tutto il problema dell'Austria, riaffermava i sacrosanti diritti d'Italia alla Venezia Giulia, a Trento, a Trieste, all'Istria, sentiva vicino il discioglimento di quell'incondito ammasso statale, prevedeva le mire della Germania, e osservava che ci voleva forza animo fede, e sopratutto bisognava un'opera diversa da quella del governo d'allora il quale faceva che l'idea decadesse abbacinata dal miglioramento economico delle persone e dello stato, non avvedendosi che le due cose debbono andare di pari passo. Ma, avvertiva, e qui stava il nocciolo del suo parlare ispirato:
"Non discorriamo troppo: prepariamo e prepariamoci, educhiamo ed educhiamoci, a fare la ultima rivendicazione nazionale".
Il discorso, notava il redattore del Resto del Carlino presente alla cerimonia, fu pi volte interrotto dagli applausi; solo da principio la commozione e la grande riverenza verso il poeta pareva quasi trattenessero dall'applauso, ma gli occhi tutti erano intenti e tutti sentivano la solennit del momento; i primi applausi scoppiarono quando il Carducci accenn alla giovent d'oggi invasa dalla smania di frivolezza, e rotto il ghiaccio, gli applausi si susseguirono frequenti sino ad una grande acclamazione alla fine del discorso(72).
L'autografo carducciano del rogito di consegna, che rimase nelle mani dell'avv. Giulio Vita, fu poi da questo consegnato insieme ad altri autografi e cimeli riguardanti Guglielmo Oberdan nel 1908 al Museo del Risorgimento di Bologna, e per esso i triestini residenti in questa citt offrirono una artistica cartella bulinata, colla scritta: "XX dicembre 1882 - Giosu Carducci per Guglielmo Oberdan - Da consegnare al primo sindaco di Trieste"(73).
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13. Il monumento a Palazzo d'Accursio. 1916.
...
L'opposizione del governo italiano a che il monumento fosse collocato in luogo pubblico, non aveva pi ragione d'essere dal 1915, dopo che l'Italia ebbe dichiarata la guerra all'Austria; e d'altra parte non aveva neanche ragion d'essere la riserva posta dal Carducci; che anzi verificavasi proprio il caso nel quale il monumento stesso dovesse essere posto in luce, sollecitatore, confortatore, animatore. 
 l'ultimo atto di una misteriosa e dolorosa vicenda. Ma ecco la cronaca fedele.
Nel settembre 1916 il Consiglio Direttivo della Societ Operaia, essendo intervenuti quasi tutti i suoi membri, prese atto del desiderio degli unici superstiti del Comitato 23 dicembre 1882, Olindo Guerrini ed avv. Raffaele Ghelli, i quali avevano espresso il loro pensiero con la seguente lettera firmata da Olindo Guerrini:
"Una delle cose pi complicate che abbia visto  tutto il sottosopra per l'esposizione al pubblico della lapide che commemora Oberdan.
"Io e l'avv. Ghelli unici superstiti del Comitato originario, abbiamo firmato non so quanti progetti e data l'adesione a molti mezzi per risolvere la intricata questione.
"Non si potrebbe finalmente consegnare la pietra al Municipio, con l'unico obbligo di murarla in luogo pubblico?
"Ci finirebbe la faccenda e il Municipio ha molti pi mezzi che noi per raggiungere il fine desiderato.
"Se Ella trattasse di ci coll'onorevole signor Sindaco ci libereremmo da un obbligo e da un impiccio.
"Nella speranza che Ella accetti l'incarico mi creda
"Suo dev.mo OLINDO GUERRINI"
Il Consiglio della Societ Operaia, con una lettera del suo presidente Guidastri al Sindaco, senz'altro ader al desiderio dei due superstiti del Comitato.
Il Sindaco, appena avuta notizia del voto del Consiglio direttivo della Societ Operaia, provvide perch la lapide gloriosa che esalta la figura nobilissima del Martire Triestino venisse esposta all'ammirazione del popolo nel Palazzo Comunale.
I cittadini di Bologna, che conservano l'altissima poesia delle loro memorie pi care, potranno nel civico palazzo, dall'immagine dell'Eroe e dalle parole del grande Poeta, trarre ammonimento che le grandi idee innovatrici trovano il conforto dei fatti nella purissima virt del sacrificio e della fede.
Il Comune di Bologna poi dispose che alla lapide di Oberdan fosse appesa una grande corona d'alloro con la scritta: "Al Martire di un ideale".
La storica lapide carducciana fu trasportata al Municipio nella notte dal 2 al 3 settembre 1916, dai locali della Societ Operaia: e quindi fu murata sulla parete interna di sinistra, all'ingresso principale di Palazzo d'Accursio.
Il movimentato e pur silenzioso collocamento avvenne dall'ora 1 alle 2,30. Vi assisteva personalmente il Sindaco dottor Zanardi, con l'assessore delle Belle Arti che dirigeva il frettoloso lavoro dei muratori. Pochi altri nottambuli, richiamati sul posto dai sordi colpi del martello e dalla insolita luce delle lampade, vollero pure indugiarsi nell'atrio del Palazzo: come per partecipare a quella silenziosa e suggestiva consacrazione(74).
Restava da compiersi un ultimo voto formulato dal Comitato per Oberdan presieduto dal Carducci, e cio consegnare, col denaro che era stato a tale uopo messo da parte, una bandiera alla prima squadra di cittadini italiani che si fosse costituita, consacrando l'idealit di Oberdan, per combattere contro l'Austria sulle Alpi Giulie(75). Ma anche a questo auspicato evento fu provveduto, come il 3 settembre scriveva l'avv. G. Barbanti Brodano(76), uno dei componenti l'antico comitato ancora superstiti. Dopo la dichiarazione di guerra all'Austria, egli, col Guerrini e il Ghelli cassiere, si presentarono col bravo libretto alla Banca Operaia, e ritirarono la somma per adempiere l'estremo voto. Col denaro che era rimasto fu fatta una bandiera e consegnata a Peppino Garibaldi.
La lettera con la quale i quattro superstiti dell'antico Comitato oberdaniano (Olindo Guerrini, Raffaele Ghelli, Giuseppe Barbanti, Giulio Vita) affidarono a Peppino Garibaldi la bandiera decorata col nome del glorioso impiccato, ha la data dal 10 maggio 1915, quando prevedevasi imminente la dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria. "Il nome sacro che portate, diceva la lettera a Peppino Garibaldi, e di cui vi mostraste gi degno, ci assicura che a migliori mani non poteva essere affidata. Portatela Voi, Giuseppe Garibaldi, dove  aspettata, portatela con la fortuna d'Italia e l'augurio nostro"! Garibaldi ne lasci solenne ricevuta, e, erede della gloria e dell'audacia, la quale in quella stirpe  regola di vita, nulla ometter perch sventoli, un giorno non lontano, sul colle di San Giusto in Trieste italiana!
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14. L'influsso di Oberdan sul Poeta.
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Il Mommsen e il Wilamowitz, quando tradussero "con gioia feroce", come ebbe a dire il Sella in una notevolissima lettera non ancor nota, il "Canto dell'Italia che va in Campidoglio" e altre poesie(77), dimostrarono di non aver compresa l'idealit che tutta pervadeva il Carducci, il suo devoto amore alla patria, la sua mirabile idealizzazione d'Italia, anche quando lanciava i giambi irati, vlti a colpire vanitosi pupazzi, o sepolcri imbiancati, o atteggiamenti arlecchineschi. Come il suo rude "artiere", batteva forte col maglio, perch pi pura e pi lucente la materia ne uscisse dall'officina, a splendere al sole.
Il Carducci fu sempre un irredentista, se al vocabolo diamo il significato di chi voleva la unit completa della patria, e la patria degna del suo destino. E accenni frequenti trovansi nei Levia gravia e specie nei Giambi ed Epodi. Ma ci fu un fatto che molto contribu a richiamare la mente del Carducci sui popoli dell'Istria e del Trentino che aspettavano, che sospiravano la rivendicazione: la sua visita a Trieste nel 1878. Come ridire le accoglienze festose, affettuose, commoventi, di fratello al maggior fratello che egli vi ebbe? Come ripetere la impressione profonda che in lui destarono le fiorenti terre e i bianchi casolari e le soleggiate citt che si stendono lungo la costa dei golfi di Trieste e del Quarnaro?(78).
Ritorn coll'animo pieno di amore e di angoscia, colla mente tormentata dalla visione, e all'anno nuovo, come in augurio, mand agli amici, ai fratelli d'oltre confine, il suo ispirato saluto:
Oh al bel mar di Trieste, a i poggi, a gli animi
Volate co 'l nuovo anno, - antichi versi italici....
Salutate il divin riso dell'Adria
Fin dove Pola i templi - ostenta a Roma e a Cesare!...
In faccia allo stranier, che armato accampasi
Su 'l nostro suol, cantate - Italia, Italia, Italia(79).
Era una fanfara! Ma in Italia non c'erano orecchi per ascoltarla: c'erano solo pochi giovani, che avrebbero voluto, che erano pronti, che aspettavano ansiosi l'ordine d'un condottiero. E c'erano troppi altri che non volevano n potevano intendere...
L'alleanza italo-austriaca irrit il Carducci, che aveva sempre dinanzi le mal vietate Alpi retiche e giulie; l'assassinio di Oberdan gli and diritto come una lama aguzza al cuore.
E ferito entro l'anima, clto come da una crisi divina e furibonda, cant; cant in prosa, con una veemenza, con una forza, con un ardore che solo in pochi momenti della ispirazione carducciana pu riscontrarsi. Tutto egli sent il problema dell'irredentismo, tutta egli vide la vergogna di un'alleanza con l'Austria che ci spegneva i figli, tutto il rancore intese ridestarsi dentro contro la secolare tormentatrice del popolo e del sangue italiano.
Eran saette, erano rampogne acri pei vili, erano armi per la patria, le sue parole, quei brevi periodi a scatti, ognuno dei quali conteneva un fremito. E l'impressione fu immensa. Ne  testimonio questa meravigliosa lettera di Imbriani a lui:
"Aprii un foglio, vidi il tuo nome e lessi! Avevo creduto fosse prosa, ma commosso, mi accorsi, o Poeta, che era un inno, un inno splendido e gagliardo, un inno sacro alla Patria ed al Martirio!
Era poesia vera, elevata, che ti sgorgava dall'anima, o Poeta! per che non di ritmi e di metri ha d'uopo l'umano linguaggio per divenir poesia!
E compresi che non potendo pi il verso tu governare tra i tumulti dell'animo, tu hai lanciato la tua forte prosa all'Italia, armata di fede e di valore, e come il vessillifero latino lanciava nella mischia il labaro a rincuorar la pugna!
La corda sacra tu l'hai tocca, e ne  uscita la nota italiana, che vibra in suono di rampogna, di affetto e di speranza, e commuove passando, e desta impeti e singulti, e varca l'Alpi e le cupe paure ridesta come procella che rumoreggi tremenda.
Ed ecco dalle barbare rive dell'Istro, del Tibisco e dello Sprea s'alza ululante un coro di voci tedesche, bestemmianti non so quali contumelie contro di te, o Poeta, e contro l'Italia nostra! Ed ahim! dalle rive del Tebro e da Roma imbastardita, risponde l'eco di quelle barbare voci, pi rauco, pi abietto, pi codardo, onde a te strappano dal core ferito, l'urlo disperato: "La nostra patria  vile!".
Anche a me spesso nell'ora del dubbio, del dolore e dell'ira, ritorna alla mente il tuo verso, o Poeta; ma allo splendore del nuovo martirio cui rispondono frementi mille e mille generosi, subentra nell'animo ringagliardito la fede e il conforto. Tu l'hai detto - ed  il grido dell'autoctona coscienza -: "Ora non bisogna marcire di pi - e armi, armi, armi - l'Italia non si difende che offendendo". E su queste tue parole meditino gl'italiani, e si preparino all'opre"(80).
Non sarebbesi potuto in nessuna guisa rendere adeguatamente, se non con questi periodi di Imbriani, da un lato i sentimenti che le parole del Carducci suscitarono, e dall'altro, che qui pi importa, lo stato d'animo, gli spiriti, la idea che mossero il grande Poeta a quel poema della diana che  il suo intervento per Oberdan.
La poesia non poteva essere pi governata da chi fu come in preda a uno schianto, da chi non poteva esprimersi che a singulti, da chi era sotto tutto il peso dell'orgasmo che si ha dinanzi a un delitto immane. Questo era lo stato dell'animo del Carducci in quei giorni, in cui agit, anim, intervenne a comizi, sedute, assemblee, in cui non ricus di adattarsi a tutte le forme popolaresche alle quali non era uso, n desiderava abituarsi. Chi lo vide in quei giorni mi fu fedele e autorevole testimonio e assertore di tutto ci, quantunque chiaro gi apparisca dagli scatti della sua prosa.
Col tempo, e gi dopo tre anni, alla inaugurazione del ricordo marmoreo a Oberdan, l'animo del poeta era pi pacato; ma uguale il sentimento.
Oberdan pose nell'animo del poeta un problema, che doveva essere risolto; lo accese di un patriottismo che trov poi nell'opera varia posteriore un continuo riflesso; lo rese sacerdote, apostolo della compiuta unit d'Italia; lo fece chiaro di una necessit ineluttabile: la guerra all'Austria!
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15. L'anima e l'azione di Oberdan.
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Questa la condizione psichica creatasi nel Poeta; la quale non poteva non derivare se non dalla concezione in lui formatasi dell'atto compiuto da Oberdan.
Si discusse a lungo, nel 1882 e negli anni che seguirono, intorno agli scopi di Oberdan, alla idea che lo muoveva; e sorsero molti, troppi, che lo chiamarono un regicida, quasi un volgare assassino! E si badi, non soltanto fra gli eterni nemici della Patria, ma ancora fra coloro che rappresentavano il fiore del buon senso e del moderatume italico, il pensiero fermo e oculato, insomma, del Governo. Tra i grandi nomi di allora, se ne tirin via cinque o sei, tra questi l'Avezzana, l'Imbriani, Antonio Fratti, Cavallotti..., e poi si veda chi rimaneva, non dico a muovere contro l'Austria, che poteva parere allora, e nelle condizioni strane che erano state create, cosa insensata, ma a difendere il pi puro eroe della Patria italiana dalle disapprovazioni, dalle bestemmie, dagli insulti, perfino dai luridi sarcasmi degli austriaci e anche di malconsigliati cittadini nostri.
Nessuno degli italiani "benpensanti", parlo di quelli in vista, volle o seppe intendere l'alto significato del sacrifizio di Oberdan; nessuno volle, perch era pi facile, pi comodo tacere, e tirar via...
C'era forse una questione di principio? E allora  il caso di esaminare l'animo che ebbe il giovine triestino nel concepire l'atto suo. - Perch Oberdan and a Trieste? Perch offerse tanto spontaneamente e generosamente la propria vita? - La risposta non lascia, per noi, luogo a dubbi. Non certo and a Trieste per uccidere; no, lo affermarono i suoi amici, lo intesero i pi illuminati degli italiani e taluni anche degli austriaci: and per essere ucciso. In Italia lo disse forte, colle parole che erano una fanfara garibaldina, il Carducci; in Austria lo confess la stessa sentenza di condanna, che prendeva argomento in gran parte dalla diserzione.
Oberdan volle compiere un alto sacrificio colla speranza, colla certezza che il dono della sua vita avrebbe portato la vita al paese suo e compiuta finalmente l'Italia. Gli avvenimenti dei recenti anni avevano fatto balenare un sogno ai patrioti, agli esuli e agli irredenti italiani: il passaggio del governo alla Sinistra, poi il trattato di Berlino avevano fatto germogliare le pi vive speranze, quelle speranze che fatalmente erano cadute nel 1866. Ma quando l'uomo dalle mani nette (terribile frase!) nulla ottenne a Berlino, quando anzi, poco dopo, l'Italia, scaduta nel concetto di molti, davasi in braccio al suo tradizionale nemico, per timore di peggio, quando, per fuggire alla lotta, accedeva alle mire e alle condizioni poste dal nemico, e lo faceva di sua volont, col consenso quasi pieno del Parlamento, e quando Oberdan vide che a questo connubio innaturale, tutta Italia, dopo le prime meraviglie, quietamente adagiavasi, e non sorgeva alcuna voce forte solenne di protesta, e non accennavasi neanche a una di quelle arrischiate imprese (come gi Aspromonte e Mentana) che rappresentavano la deliberazione disperata di un'alta volont, appunto perch spente nel sangue; allora pens Oberdan che era necessario un esempio.
L'alleanza italo-austriaca era per lui, era per gli esuli tutti, che pure erano stati prima invitati dal governo italiano a passare le Alpi e il mare per attendere i fati, un atroce insulto, un delitto di lesa patria perpetrato proprio da coloro che dicevansi italiani e le sorti d'Italia avevano in cura. Egli ne sent sdegno profondo, e volle che una tale situazione, la quale col tempo non avrebbe potuto se non creare incalcolabili danni e stabilire come una prescrizione all'azione e al diritto, avesse a cessare proprio nel suo nascere. Ci voleva una prova che l'alleanza era innaturale e ignominiosa, ci voleva un esempio che lo dimostrasse, ci voleva una vittima che consacrasse il rito. E la vittima volle esser lui!
Un giorno, uno di quei suoi tetri e laboriosi e pensierosi giorni di Roma, Oberdan diceva convinto all'amico suo Fratti: "Se uno di noi Triestini si votasse alla morte, forse la questione di Trento e Trieste si ridesterebbe, forse sorgerebbero i vendicatori", e a designazione chiara e a prova della fermezza del suo concetto, aggiungeva: "Cos' la vita di un uomo? Cos' quando si spende per la patria? Nulla"(81).
Questo  il sustrato, il fondamento verace del suo pensiero, questo il movente della sua andata a Trieste; il piccolo, modesto fardello delle due bombe non era che un particolare. Come potevasi morire, se non con una condanna capitale? e come venir condannati senza offrire un pretesto? Le innocui bombe, l'occasione della sua andata, le sue risposte fiere che ben pi lasciavano intendere di quello che realmente volevasi fare, tutto questo doveva dare la cercata materia alla condanna e dovevano rendere inevitabile il sacrificio. Ed era il sacrificio appunto che Oberdan desiderava con un'arsura, con un'ansiet, con una religione, di cui trovasi solo esempio nelle narrazioni portentose dell'antica Roma.
Occorreva un cadavere tra l'impero austriaco e l'Italia: ed egli davasi, partendo, gi cadavere. Intorno ad esso - pensava, sperava, voleva - sarebbe accorsa la giovent italiana, quella triestina e trentina, alla nobile vendetta. Bisognava sventare le trame della comoda e affaristica diplomazia, prima che tutto il danno recasse all'Italia: e offriva se stesso, ostia pura fra quante mai siano state offerte in olocausto; pegno gentile e degno di un popolo aspirante a libert e richiamante i fati a cui una storia e un destino umano e divino lo proposero.
And dunque Oberdan, per farsi uccidere; e fu ucciso. E come, tranquillo, vedeva la morte romanamente in Roma, cos fiero e fermo, coll'anima e il corpo eretti, affront il capestro nella "Caserma Grande" in Trieste, ripetendo un nome, un nome solo: Italia!
Fu invano il sacrificio? - Parve a molti, e non avrebbero torto se dovessimo giudicare dai fatti che indi seguirono; dalle mezze misure che si adoprarono l dove occorreva un taglio ben netto; da un legame, che stretto in momenti difficili col nemico, fu poi pi tardi rinnovato con troppo mercantile arrendevolezza. Ma Oberdan morendo aveva consegnata una fiaccola all'Italia; dessa fu raccolta e tenuta accesa in un tempio con pia religione, e solo ai nostri giorni ha potuto liberamente guizzare all'aperto e farsi alta e luminosa e tramutarsi in incendio. Il 24, maggio 1915 la stronca testa del giovine triestino s' atteggiata a un sorriso, e le ossa hanno avuto un fremito, e il fremito  passato per tutto il popolo italiano, e ancora e finalmente si  gridato col Carducci: Italia, Italia, Italia!
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FINE.
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NOTE al testo.
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(1) Pubblicato nel primo mumero del Don Chisciotte di Bologna nel 1881; poi accolto nel vol. XII delle Opere (ediz. Zanichelli, 1902), a pp. 82-83. Il Carducci annotava: "Questo programma fu poi adottato e imbandierato per proprio con pi di fortuna e men d'eguaglianza da altro giornale, il Don Chisciotte della Mancia, Roma, nel primo numero dell'anno primo, 20 dec. 1887".
(2) Nella lettera all'"Unione democratica romagnola", in data del 1882. pubblicata nel vol. XII delle Opere, a p. 94.
(3) Ivi, in principio.
(4) Quel giornale scriveva: "Non abbiamo nessuna garanzia che si sia proceduto con giustizia in quest'affare (della condanna di Oberdan). L'inquisizione, l'accusa e la condanna furono rappresentate a porte chiuse.
Noi non conosciamo i titoli dell'accusa contro il giustiziato, non sappiamo quali prove siano state prodotte contro di lui.
Fino a tanto che avr vigore la vecchia legge penale militare, non potremo mai apprendere senza un certo affanno la notizia di una condanna pronunciata da giudici militari". [V. M. R. IMBRIANI, Guglielmo Oberdan, in L'Italia degli Italiani, Napoli, 20 dic. 1883). La sentenza fu pubblicata pi volte. Una imitazione del bando originale fu distribuito nella commemorazione dell'Oberdan tenuta a Bologna il 20 dicembre 1914 nella sala del Liceo Musicale.
(5) Ne abbiamo la prova cos nelle Memorie di G. Oberdan raccolte da Dobrilla e Delfino, come nello scritto di M. R. IMBRIANI gi cit. pubblicato nell'anniversario dalla morte del martire.
(6) Nel n. del 18 dic. 1882 del giornale bolognese La Patria si d conto dell'agitazione promossa dagli studenti bolognesi presso le Universit italiane perch si telegrafasse da tutte a Vittor Hugo; e fu fatto. Vi si d anche il testo del telegramma di V. Hugo. Apprendiamo poi dalla Neue freie Presse del 19 dic. che il governo austriaco viet la pubblicazione di quel telegramma in Trieste.
Il testo del telegramma inviato dagli studenti dell'Universit di Bologna a Vittor Hugo (che il Carducci lesse)  questo: "Il patibolo pu estinguere tra poche ore la giovane vita di Guglielmo Oberdan, studente d'Universit italiana. Apostolo d'umanit, noi studenti dell'Universit di Bologna, nemici come voi della pena di morte e di ogni altra violazione della vita umana, speriamo che in nome della civilt e dell'umanit dirigerete un telegramma all'imperatore d'Austria per ottenere una commutazione di pena colla vostra eloquente e venerata parola".
(7) L'articolo fu prima pubblicato nel n. del 19 dicembre 1882 del Don Chisciotte, poi riprodotto in numerosissimi giornali italiani e quindi accolto nel vol. XII delle Opere, a pp. 203-207. Nell'articolo precede il testo del telegramma che l'Hugo aveva spedito all'imperatore d'Austria, sollecitato specialmente dalle Universit italiane. - Cfr. un mio breve scritto pubblicato in proposito nel XX Dicembre, n. unico uscito a Bologna nel 1915, al ricorrere della data funesta.
(8) Pubblicato da prima nel Don Chisciotte di Bologna del 20 dicembre 1882, poi in numerosi giornali italiani di intendimenti democratici, raccolto nel vol. XII delle Opere col semplice titolo: "XX decembre", pp. 208-209.
(9) Alcuni particolari interessanti sulla morte di Oberdan leggonsi in un telegramma da Trieste, in La Patria, n. del 22 dicembre 1882, poi ancora nel n. del 25 dic. dello stesso giornale, e altri nell'Unione di quei giorni. Il passo  tratto dall'Italia degli Italiani, n. del 20 dic. 1883 dedicato all'Oberdan.
Notevoli particolari sulle ultime ore di Oberdan si trovano nelle Memorie che intorno a lui scrisse Menotti Delfino (dalle quali molto trasse il Comitato segreto della Giovent triestina per il volumetto Nel XXV anniversario dell'impiccagione di G. O.), e altri pur interessanti, tratti da un giornale di Trieste ("un giornale tedesco che l'Austria mantiene a Trieste"), si pubblicarono in un raro opuscoletto, che conservasi nel Museo del Risorgimento di Bologna, dal semplice titolo: "XX Decembre", listato a lutto, con a pag. 3 l'occhietto In memoria, uscito in Roma due anni dopo la esecuzione di Oberdan, a tenere desta nel cuore degli Italiani la memoria del martire. Opuscoletto in-32, di pp. 32, "Roma, Tipografia Romana, Piazza S. Silvestro, 75" (1884).
(10) Pubblicato nel Don Chisciotte di Bologna il 22 dicembre 1882, poi in parecchi altri giornali; accolto nel vol. XII delle Opere, a pag. 209, col titolo: "XXI Decembre".
(11) Pi volte nel testo il nome del poeta ricorre senza accento. Si  deciso, anche per evitare future segnalazioni di errore, di uniformare la grafia con Giosu in quanto notoriamente  la forma preferita dall'autore, nonostante nell'atto di nascita il nome che appare sia invece "Giosue". A tal proposito vedasi: Chiarini, Memorie dalla vita di Giosue Carducci - Firenze 1903, p. 400. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio].
(12) Nell'articolo: "Per Guglielmo Oberdank", pubblicato nel Don Chisciotte del 23 dicembre 1882. Il Don Chisciotte pubblic poi poco pi tardi, in un foglio volante, la parte pi significativa delle parole roventi di Carducci, col facsimile della firma autografa del poeta. Una copia del cimelio conservasi presso la Biblioteca comunale dell'Archiginnasio e altra presso la Libreria Carducci.
(13) Nel Don Chisciotte di Bologna, n. del 23 dic. 1882. - L'azione spiegata dal Carducci e l'opera compiutasi a Bologna coll'aiuto del Don Chisciotte  ben riassunta in un articolo di Giulio Vita, che prese parte all'agitazione, intitolato: Noterelle su Oberdan, pubblicato in XX Dicembre, numero unico dell'Associazione XX Settembre, Bologna, Garagnani, 1915.
(14) La pubblicazione del manifesto, impedita sui muri dalla polizia, fu per fatta a mezzo del Don Chisciotte nel n. del 23 dicembre 1882.
(15) Un ampio resoconto di questa seduta  nel n. del 25 dicembre del Don Chisciotte, cui appunto attingiamo.
(16) Giovanni Bovio fu primo firmatario di una interrogazione presentata il 21 dicembre alla Camera dei Deputati, che suonava cos:
I sottoscritti chiedono d'interrogare il Governo se abbia speso una parola generosamente italiana per salvare la vita al giovane triestino Oberdan.
Firmati: Bovio, Bertani, Ceneri, Mattei, Aventi, Basetti, Saladini, Savini, Costa, Severi, Sani, Comini, Bosdari, Fortis, Ronchetti, Fazio, Solimbergo, Boneschi, Sacchi, Maiocchi, Marcora, Aporti, Panizza, Fabrizi, Strobel, Gori, Giovagnoli, Maffi, Tivaroni, Mussi, Mori".
V'erano molti dei pi bei nomi che avesse allora la Camera.
(17) I telegrammi furono pubblicati dal Don Chisciotte, nel cit. n. del 25 dicembre.
(18) Di Oberdan si occup un altro giornale bolognese, la Stella d'Italia, che nel n. del 24 dicembre, mentre compiangeva la sorte di Oberdan e riaffermava il diritto d'Italia alle terre italiane tutte, compresa perci Trieste, sconsigliava dalle grida, dalle dimostrazioni, dai cartelli affissi alle cantonate, e incuorava alla educazione, alle opere saggie e profonde che per mezzo dei diplomatici avrebbero portato a una conclusione felice: era la voce ministeriale.
(19) Cfr, il Don Chisciotte, n. del 25 die. 1882. Intorno all'azione svolta dai democratici e dagli studenti bolognesi, con a capo il Carducci, il giornale clericale l'Unione aveva nel n. del 28 dic. questo singolare commento: "Anche a Bologna si  tentato di far qualche cosa, ma per fortuna  riescita una meschinit. Il governo aveva preso delle misure straordinarie di rigore, e siccome questa volta le dimostrazioni non erano dirette contro il Papa e contro i cattolici, ma bens contro un potente alleato, e cos la polizia ha detto davvero, e il chiasso  finito presto. Questo prova che quando un governo vuol farsi rispettare e non tien bordone ai dimostranti, l'ordine vien mantenuto.
"In questa occasione poi la massoneria non ha potuto fare a meno e si  levata la maschera, prendendo decisamente le parti di chi aveva dichiarato apertamente di volere uccidere un sovrano. Il bello si  che lo ha fatto, al solito, in nome dell'inviolabilit della vita umana. Ora, se era inviolabile la vita di Oberdank e l'imperatore d'Austria ha fatto male a lasciarlo morire, come mai Oberdank pu essere un eroe se dal suo canto aveva fatto di tutto per togliere la vita ad un altro uomo? Non si pu dunque concludere in altro modo se non che dicendo, che tutte le vite umane sono inviolabili ad eccezione di quelle dei sovrani, per cui, andando avanti con questa massima, il mestiere pi sicuro  quello del regicida".
Parole che sembrerebbero inverosimili!
(20) La commemorazione a S. Lucia era stata annunziata la mattina dello stesso 24 dic. dalla Stella d'Italia che si augurava riuscisse "degna di Bologna e dell'Universit". Nel seguente numero del 25 lo stesso giornale ne dava il resoconto, affermando che riusc "breve, ordinata e degna del fine nobilmente patriottico", e chiamava l'Oberdan martire e confessore dell'idea italiana. Confermava che gli inviti, per la proibizione della polizia, non si erano potuti affiggere, e indicava tra i presenti al banco nella presidenza anche l'irredento test defunto prof. Picciola.
(21) Si comprende come la Polizia poi la vietasse, dati gli ordini che vennero da Roma.
(22) Di numerose dimostrazioni in Italia per Oberdan parlano anche La Patria (n. del 23 dic), senza commenti, e la Gazzetta dell'Emilia (nn. del 24, del 25 e del 28 dic.), che  recisamente contraria e le dichiara anzi "stupide!". Vi accennava anche l'Unione (ad es. nei nn, del 22, 23 e 24 dic.) e si pu pensare in che tono... Vedansi inoltre il Veneto Cattolico, l'Adriatico, il Pungolo, la Riforma, l'Osservatore Cattolico, la Nazione, l'Unit Cattolica (che stabiliva una perfetta rispondenza tra Barsanti e Oberdan!): tutti su per gi dello stesso tono.
(23) Molte di tali lettere e documenti si conservano nel cartone VIII dei manoscritti di G. Carducci, Biblioteca carducciana, secondo l'ordinamento dato dall'Albini e da me (primo cart. dei "Dibattiti"): sono riuniti in un fascio col titolo posto dal Carducci: "Oberdan, 18, 19, 20 decembre 1882-1886". Altra corrispondenza trovasi nella collezione generale del Carteggio, ai singoli nomi.
(24) Il telegramma fu pubblicato nel n. del 23 dic. del Don Chisciotte.
(25) Il telegramma diretto all'Assoc. democratica bolognese, fu pubblicato nel n. del 25 dic. del Don Chisciotte.
(26) Stampato in foglio volante su carta rosa. La notazione tipografica (inventata) era questa: "Lugano 1882. Coi tipi Biagi".
(27) L'ordine del giorno era stato votato il giorno stesso e comunicato con lettera di pari data del Presidente a Giosu Carducci.
(28) In foglio volante col titolo generale: "Onoranze al martire triestino Guglielmo Oberdank", stampato in Rimini "Tip. Danesi gi Albertini". Che fosse sequestrato  segnato a mano nel margine.
(29) Stampato dalla tipografia Cappelli e C. in Modena il 18 dicembre 1882, e distribuito ai soci dall'esattore Gaetano Grandi; colla lettera "scritta ieri dal pi grande poeta italiano", il buon Grandi mandava anche i suoi augurii.
(30)  in data del 31 dic. 1882.
(31) I giornali non pubblicarono il lungo ordine del giorno, "dubbiosi di incespicare nuovamente nelle persecuzioni del Fisco". La lettera  a firma di Costantino Mantovani, in data 3 gennaio 1883.
(32) La lettera  in data dell'11 febbraio, la deliberazione del 7.
(33) Il Comitato era composto di Gioacchino Bonautti, Anacleto Bertazzi garibaldino, Italo Sala ecc.
(34) Gli studenti di Venezia avevano deliberato di porre una lapide nel locale della Scuola superiore di commercio di Venezia e un monumento nella Universit di Roma: ma ora aderivano alla iniziativa bolognese. Il presidente del Comitato era Girolamo Poggio.
(35) La lettera fu pubblicata dal Don Chisciotte di Bologna nel n. del 31 dicembre 1882.
(36) Le parole sono in data del 28 dicembre 1882; furono pubblicate nel n. del 3 gennaio 1883 del Don Chisciotte, che fu poi sequestrato, nonostante che in luogo del nome del martire la direzione del giornale avesse prudentemente messi i puntini.
(37) La lettera fu pubblicata nel n. del 29 dicembre 1882 del Don Chisciotte, che era l'organo ufficiale, pu dirsi, del comitato bolognese.
(38) Nel Don Chisciotte, num. del 3 gennaio 1883.
(39) La lettera conteneva 28 lire, delle quali 10 per ciascuno offersero il Pascoli e il Restori, 5 il prof. Luigi Bongiovanni e 3 un tale che firmavasi "Un patriota di Calabria": era indirizzata al Carducci in "Via Mazzini, Palazzo Rizzoli".
(40) Le rispettive lettere, note, elenchi, ecc. trovansi nel fascio raccolto dal Carducci stesso, tra i suoi manoscritti, come sopra ricordammo.
(41) E non manc il coro degli improvvisati poeti, quei poeti dai quali era continuamente tediato, assillato il Carducci. Qual migliore argomento della morte di Oberdan, per mandare i loro parti, purtroppo infelici, al Carducci? Il nome del martire sarebbe stata egida sicura contro una sfuriata del Poeta, pensavano....
Il primo a inviare una lunghissima ode, barbara per giunta, fu il signor Aristide Schiavi, che la mand il 24 dicembre stesso, intitolandola: "In morte di Oberdank". Sempre dedicate a Oberdan ne mand una Gerardo Antonio Uva da Potenza, e una da Gallipoli d'Italia un "povero vecchio", come egli stesso chiamavasi, che aveva sempre poetato agli eroi del Risorgimento, dal 1848 in poi. Pi gradita al Poeta giunsero certo le "benedizioni" paterne che il buon vecchio mandava per il bene che il Carducci andava facendo tra i giovani.
(42) L'originale del Mandato di comparizione conservasi nella Biblioteca Carducci. La consegna fu fatta il giorno seguente alla sua data, come risulta da questa dichiarazione dell'Usciere che  a tergo dell'alto:
"Bologna, 18 gennaio 1883.
Ad istanza del Giudice Istruttore
Notificata la presente copia di mandato di comparizione al signor Carducci prof. Giosu; consegnata in persona di sua moglie".
(43) Num. dell'1-2 gennaio 1883.
(44) L'articolo della Neue freie Presse era riassunto dalla Stella d'Italia di Bologna nel num. del 12 gennaio 1883, ma non era fatto alcun accenno a Giosu Carducci; evidentemente per ordini superiori: e dire che l'articolo era quasi tutto dedicato al Carducci!
(45) Fu pubblicala nel Don Chisciotte, num. del 30 dic. 1882, con questo cappello del redattore:
"Letteratura amena. - Anche oggi ho il piacere di poter pubblicare una delle tante lettere anonime e imbecilli che si mandano a Giosu Carducci". E seguiva lo scritto.
(46) Argomenti, come ognun vede, non certo poderosi!
(47) Anche queste lettere anonime si conservano nella Biblioteca Carducci.
(48) L'ameno fatterello fu narrato in una corrispondenza da Giulianova pubblicata nel giornale L'Epoca, N. 32 del 1883, e narrandolo il corrispondente si domandava onestamente: "Siamo in Austria?".
(49) L'originale  nella Biblioteca Carducci.
(50) La Stella d'Italia di Bologna, nel N. del 14 gennaio, si univa al coro quasi generale dei giornali ministeriali per biasimare le dimostrazioni che molto frequenti si facevano in Italia, e per lodare una circolare del ministero ai prefetti pubblicata nella Gazzetta Ufficiale affine di spegnere qualsiasi dimostrazione che per Oberdan si volesse fare. L'articolo della Stella ha per titolo: "Non  patriottismo....", e se ne intende facilmente il tenore. Non c', si capisce, alcun accenno al Carducci, ma si sostiene il concetto che le agitazioni facevano pi male che bene, e si difendono i provvedimenti del Governo. Nella Biblioteca dell'Archiginnasio si ha una copia dell'articolo tutta postillata e confutata da un democratico (il Picciola?).
La Gazzetta dell'Emilia si pose addirittura, e con parole volgari, dalla parte dell'Austria (V. n. del 24 dic. 1882).
(51) Nel num. del 26-27 dicembre 1882. La Gazzetta d'Italia si pubblicava a Roma.
(52) Nella Lega della democrazia, n. del 2 giugno 1883; poi nelle Opere, XII, 213.
(53) Nel Carteggio Carducci (Biblioteca Carducci) in Bologna.
(54) Questa lettera fu qualche mese fa da me pubblicata nel Museum, Bollettino della Repubblica di San Marino, anno I, n. 3-4 (1917) e poi in estratto a parte col titolo: Parla un Prussiano. San Marino, tip, Reffi e Della Balda, 1917.
(55) Il titolo preciso  questo: Guglielmo Oberdan. Memorie di un amico, con prefazione di Giosu Carducci. Milano, Emilio Quadrio, 1883, in 32, di pp. 67, con ritratto dell'Oberdan nel riguardo del frontispizio, a incisione.
(56) Matteo Renato Imbriani, uno dei pi ardenti irredentisti, e nobilissimo scrittore e patriota, ha queste parole intorno alle Memorie: "Della fanciullezza, dell'adolescenza ha raccontato con piet ed affetto inarrivabili l'amico dei suoi giovani anni, un egregio triestino, ora, come tanti altri, esule in Italia, nella stessa sua patria. A quelle parole s gentili ed eloquenti non credo si possa aggiungere altro". Nello scritto Guglielmo Oberdan pubblicato nella Italia degli Italiani del 20 dicembre 1883. Napoli, Resole e Rusconi, 1883.
(57) Lo scritto del Carducci fu poi ripubblicato nel vol. XII delle Opere, pp. 210-212 e altrove, con insensibili varianti. - Nello scritto era detto che la memoria e la coscienza nazionale, "che mise in alto i fratelli Bandiera, non ammette Felice Orsini, e respinge, non senza dolorosa piet, il caporale Barsanti". Questa chiara enunciazione era fatta per rispondere al giornale l'Unit Cattolica e all'Unione, giornale quest'ultimo che si pubblicava in Bologna, nei quali era stato detto che Oberdan trovavasi nello stesso caso di Barsanti, e che perci dovevano essere giudicati alla stessa stregua, ed era detto che la rivoluzione italiana era posta tra le bombe, da quelle di Orsini a queste di Oberdan, con lo scopo di "valutare non solo la figura di Oberdan, ma di mettere in cattiva luce l'opera carducciana.
La frase che riguardava Felice Orsini spiacque alla Societ dei reduci delle patrie battaglie di Meldola, che nel giornale La Montagna di Faenza (num. del 6 gennaio 1883) protestava contro il giudizio che pareva troppo severo, e conchiudeva: "Se Orsini non  meritevole del Pantheon, non  pur giusto che la nazione lo scordi, anzi la memoria sua tramander maggior splendore nei tempi avvenire. E Meldola sua terra natale non poteva pi tacere per la rivendicazione del suo concittadino, e quanto prima innalzer un modesto ricordo che lo additi ai posteri almeno eguale se non maggiore di molti antichi eroi".
(58) Le tre lettere, del Delfino, del Dobrilla e del Venezian, si conservano nel fascio dal Carducci stesso dedicato a Oberdan, tra i suoi manoscritti.
(59) Il Carducci conserv religiosamente questi documenti dei suoi rapporti coi tribunali.
(60) Cos pregavano i cittadini di Pordenone con un telegramma del 27 dic. 1882 al Carducci.
(61) La notizia si lesse in un dispaccio giunto a Roma il 26 dic., che fu pubblicato da parecchi giornali fra cui La Patria nel n. del 27 dic.; ma pi tardi (V. n. del 29 dic.) la notizia era smentita.
(62) L'indirizzo, che si estendeva ancora, fu riprodotto integralmente da Fulvio Cantoni, col titolo: L'indirizzo delle donne italiane alla madre di Oberdan, nel XX Dicembre, numero unico cit. ; ma era gi stato pubblicato nel volumetto assai raro che ha per titolo: Nel XXV anniversario dell'impiccagione di Guglielmo Oberdan. Appunti biografici e storici. - Udine, Tosolini, 1907 (per cura del Comitato segreto nella Giovent triestina), a pp. 150-151.
(63) La voce che l'imperatrice d'Austria desiderasse soccorrere al dolore e alla povert della madre infelice di Oberdan fu in breve raccolta e premurosamente diffusa (si capisce perch) da alcuni giornali cattolici, tra i quali l'Unione di Bologna.
(64) Il 26 luglio il Carducci scriveva allo Zampieri:
"Pregiatissimo sig. Riccardo Zampieri,
Ho inviato pur ora al suo indirizzo un vaglia di lire 113,75 italiane; e La pregherei di far tenere la somma alla signora Oberdan. La pregherei anche, possibilmente, d'un riscontro, col quale mi accennasse di aver ricevuto il vaglia.
Perdoni l'incomodo e mi abbia per suo
dev.mo
GIOSU CARDUCCI".
Il facsimile della lettera carducciana fu riprodotto nel volumetto cit. Nel XXV anniversario dell'impiccagione di Guglielmo Oberdan, a p. 149.
(65) La prosa del Carducci fu raccolta nelle Opere di lui, vol. XII, pp. 220-223, col titolo: "Rogito della consegna".
(66) Ivi. L'abbozzo della deliberazione presa dal Comitato il 20 dicembre 1883 conservasi in autografo del Guerrini e colla firma di Aurelio Saffi nel Museo del Risorgimento di Bologna.
(67) Nell'anniversario della morte di Oberdan si fecero in Bologna e in tutta Italia manifestazioni, pi o meno al riparo dalla polizia, in onore di Oberdan; si pubblicarono o riassunsero gli scritti animatori di Giosu Carducci; si stamparono fogli volanti, parecchi dei quali sono rimasti a casa Carducci e altrove. Ma troppo lungo e fuori di posto sarebbe qui elencarli partitamente.
Una particolare menzione merita tuttavia il numero unico edito dal Don Chisciotte, col ritratto di Oberdan che prende tutta la prima pagina e con la nota lettera di Giosu Carducci al Barbanti in data 18 dicembre 1883. Si ristampavano in esso gli articoli del Carducci e si recavano scritti in prosa e in poesia di Guido Mazzoni, di Mario Mari, di "Papiliunculus" e d'altri. Lo Stecchetti, celebrando mordacemente l'alleanza italo-austriaca, chiudeva una sua "anacreontica" con questi sarcastici versi:
Peccato che ai viventi
Manchi l'Haynau da tanto!
Mancini avrebbe il vanto
Di presentarlo al Re.
(68) La lettera fu pubblicata da Fulvio Cantoni nell'articolo Giosu Carducci per Guglielmo Oberdan inserito nel Resto del Carlino del 3 giugno 1908.
(69) Risulta dal "Rogito della consegna" sopra cit.
(70) In quel giorno due esuli compagni di Oberdan mandarono al Carducci il seguente telegramma:
Giosu Carducci - Bologna 
Emigrati Alpe Giulia residenti Venezia, ringraziandovi, commossi salutano voi venerato glorificatore loro fratello.
Parenzani-Matera
Il 27 giugno, in occasione della inaugurazione del monumento, il "Nucleo Mazziniano" distribu questa epigrafe stampata in foglietto volante segnato a lutto:
MAGNANIMO ARDIMENTO
TENACIA DI FEDE E DI PROPOSITI
GENEROSE ASPIRAZIONI DI AMOR PATRIO
TRASCINARONO SULLA FORCA AUSTRIACA
L'EROICO GIOVANE
GUGLIELMO OBERDAN
TRIESTINO.
OGGI
CHE LA DEMOCRAZIA BOLOGNESE
LO RICORDA IN EFFIGIE
IN UNA MODESTA LAPIDE
NELLA SEDE SOCIALE OPERAIA
LA GIOVENT APPRENDA DA QUEL MARMO
CHE
FORTI OPERE E VIRT DI SACRIFICIO
PONNO REDIMERE COMPLETAMENTE LA PATRIA
SENZA CODARDE TRANSAZIONI.
In occasione della inaugurazione del Monumento a G. Oberdan, si pubblicarono in Bologna, in Romagna e altrove fogli volanti e numeri unici, che ora sono divenuti altrettante rarit bibliografiche:  inutile avvertire come in essi la parte maggiore  tenuta dal binomio Carducci-Oberdan.
(71) Nel Resto del Carlino del 28 giugno 1886, in prima pagina, col titolo generale: "Giosu Carducci all'Operaia".
(72) Nel Resto del Carlino del 28 giugno 1886.
(73) Vedasi l'artic. cit. del Cantoni, nel Resto del Carlino del 1908. - Sono grato al cav. Cantoni per le cortesi agevolezze usatemi nella consultazione dell'interessante materiale oberdaniano conservato nel Museo del Risorgimento di Bologna da lui diretto.
(74) Dall'Archiginnasio. Bullettino della Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, a. XI (1916), pp. 277-278; fasc. 5-6. Si vedano anche i giornali Il Resto del Carlino e Il Giornale del mattino, in data del 3 settembre 1916.
(75) Nel verbale del Guerrini del 20 dicembre 1883 sopra citato leggesi infatti, fra le altre, la deliberazione "che dalla somma raccolta si detraggano lire cento da consegnarsi ai signori Carducci, Saffi, Ghelli, per scopo da destinarsi in quanto al pubblico, ma per volere del Comitato da erogarsi alla bandiera del Battaglione Oberdank che marcier sulle Alpi Giulie".
(76) Lettera pubblicata nel Resto del Carlino del 4 sett. 1916.
(77) L'opuscoletto  piuttosto raro: un esemplare  nella Libreria Carducci, uno presso il senatore Capellini.
(78) G. CHIARINI, Memorie della vita di Giosu Carducci. Firenze, Barbra, 1903, pag. 212 sg.
(79) Questi versi del "Saluto italico" furono stampati la prima volta nella Stella dell'esule, strenna che usc in Roma nell'aprile del 1879, col titolo: "Capo d'anno" e la data del 2 gennaio 1879 (Il Chiarini crede che la prima edizione sia quella che figur nel giornale irredentista Giovine Trieste, n. 4, del 21 aprile 1879).
(80) Si pu leggere nell'opuscolo XX dicembre per cura del Circolo Garibaldi, sezione di Roma. Roma, tip. cooperativa operaia, 1891. a pp. 24-25.
(81) Da un articolo che Antonio Fratti scrisse nel Dovere di Roma alla notizia dell'impiccagione.
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FINE.